Si va profilando per i prossimi mesi un altro allarme che è dato dalla stima presuntiva che alcuni nosocomi non saranno in grado di sopportare il carico aggiuntivo che la nuova fase pandemica apporterà.

 

Ché potrebbe recare il rinvio di molti altri interventi impegnativi previsti per degenti già ricoverati per altre forme gravi di malattia o infortunio.

Un dramma etico -questo- per molti medici e strutture, che ricordano bene la situazione dolorosamente negativa che vissero nel 2020: quando in molti si trovarono costretti nella scelta opzionale del “per chi chi intervenire”.

Si stilò allora un doloroso ordine di priorità tra vita e morte.

Alcuni sostengono che tutti i “no-vax” con difficoltà respiratorie dovrebbero essere sempre posti in fondo alla fila delle priorità.

Sempre! Perché il non vaccinarsi è stata pur sempre una libera scelta.

Però -ci parla per la Federazione Ordine dei Medici il suo Presidente- è pur vero che noi siamo oggi in una realtà e situazione ben “diversa rispetto a quella di allora: avendo una grande e nuova potenzialità di convertire rapidamente interi reparti e sale operatorie”.

Oltre che, professionalmente, quasi tutto il personale sanitario è oggi formato adeguatamente. In più la SIAARTI, Associazione degli Anestesisti, ha elaborato una sorta di vademecum da cui trasparirebbe una logica graduale di assistenza al paziente terminale: con, in testa, colui che ha le maggiori aspettative di vita (i più giovani e/o quelli con più speranze di sopravvivenza dopo l’intervento) e -in fondo- quello con le minori.

 

Il vero problema però oggi non pare essere più di tanto rappresentato dalle strutture sanitarie, o dal personale medico o infarmieristico, in sé stessi (che stanno pure sostenendo carichi davvero eroici di impegno), quanto dalle condizioni logistiche che si finiscono per incontrare prima.

 

Con lunghe code di ambulanze fuori dai Pronto Soccorso, barelle occupate e attese per l’ accesso nelle strutture, che finiscono per avere pesanti ripercussioni.

Cioè in buona sostanza: un no-vax in ambulanza finisce per far stare in coda (Napoli è un esempio eclatante) e per ore l’infartuato o la persona colpita da ictus.

Questi sono i veri danni che la cultura “no-vax” finisce per determinare alla collettività.

La politica nazionale è stata pure rapida nel porre nella migliore condizione i Reparti, le attrezzature sanitarie e tutto il personale medico e paramedico, ma non ha proprio pensato (né spettava a essa farlo) ad attrezzare la logistica antistante: quello sarebbe stato compito precipuo delle Regioni dotarla sui propri territori.

Sennò che ci stanno a fare questi livelli di potere locali?

Perché al Ministro Speranza non si possono pure imputare i ritardi logistici campani, piuttosto che lombardi o liguri e via discorrendo…

Una cosa però dovrebbe essere ormai ben chiara a tutti: la logica “no-vax” fine a sé stessa (e ingiustificata), per di più politica, potrebbe venire assimilata a una delle forme più perverse -perché autolesive- di terrorismo civico e reazionario.

Su questo Politica e Magistratura potrebbero quanto prima del tutto sintonizzarsi.

Perché questo è un preciso dovere.

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2 COMMENTI

  1. Intanto non si prenda maleducate confidenze, signor Franz.
    Noi tutti, grazie a Dio e alla medicina, godiamo di perfetta salute fisica e mentale.
    In più il nostro liberalismo siamo orgogliosi non venga confuso con anarchia, che è un’altra cosa rispetto a noi. Sante Perticaro

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