Da uno studio dell’Osservatorio CPI dell’Università cattolica del Scaro Cuore si ricava che il Corona virus (rectius: Covid 19) ha colpito i diversi Paesi del Pianeta in modo differente.

Gli autori della ricerca escludono la tesi secondo cui il livello “avanzato” raggiunto dalle economie delle varie nazioni possa essere stato determinante in senso favorevole alla diffusione del virus.

La Corea del Sud presenta valori minimi di contagio e di mortalità per la pandemia e il suo sviluppo economico è, fuori discussione, molto notevole. Neppure il rapporto tra anzianità della popolazione e virulenza della pandemia (anche se le fasce di persone più avanti negli anni sono state le più colpite) può ritenersi decisivo e risolutivo per la comprensione delle cause.

Il Paese con il più alto tasso di longevità è il Giappone e in questo Paese il Covid 19 si è quasi “autoestinto”.

Non appare, infine, nemmeno convincente l’indice condiviso dallo studio dei ricercatori che è, non a caso,  quello dell’inquinamento (smog, particelle PM2,5 o polveri sottili): certo se condiviso esso porterebbe a un incremento delle spese per l’ecologia con grandi vantaggi per l’industria del settore, ma gioverebbe solo in minima, irrilevante parte  al contenimento della pandemia.

La “zona rossa” del Pianeta per l’inquinamento è, infatti, l’Oriente e invece, Giappone e Corea del Sud sono in coda per la diffusione e la mortalità del Corona virus.

E allora?

Naturalmente, nelle indagini svolte in Occidente che è la parte del pianeta più colpita dal virus, la scienza virologica ed epidemiologica e quella farmaceutica  hanno tenuto interamente il campo, mettendo a tacere non solo filosofi e uomini di pensiero ma anche esponenti della medicina tradizionale, abituata, per regola di Esculapio,  a curare i malati e a disinteressarsi degli asintomatici (id est: contagiati ma senza sintomi di malattia).

Il risultato è quello che è: l’Occidente e il Medio-Oriente (con l’India e il Pakistan) sono stato flagellati dal Covid in modo disastroso. L’Oriente estremo se l’è cavata abbastanza bene. Ciò rappresenterebbe un grave colpo per i credenti: Dio (se esistente) avrebbe colpito più duramente l’Occidente e il Medioriente (ebrei, cristiani, maomettani e induisti); e quasi risparmiato, in Oriente, i popoli non religiosi, in grande prevalenza atei.

Per chi non è credente, il problema può porsi anche in una diversa luce: l’irrazionalità predominante nei popoli irretiti da concezioni religiose e politiche ugualmente fanatiche e passionali (monoteismi, fascismi e comunismi) non potrebbe avere obnubilato le capacità di raziocinio e costretto i fideisti e i fanatici di ideologie assolutistiche “salvifiche” a brancolare al buio, per la fiducia persa nella propria soggettività individuale, esaltata dal meraviglioso antico leopardiano (id est: mondo greco romano)?

Caratteristiche degli Occidentali (e degli Italiani, in particolare) sono divenute, nel corso di venti secoli: a) la confusione mentale (spesso, però,  spiegabile anche con i “pasticci” imposti dalla corruzione) dei suoi uomini politici, divenuti spregiudicatamente cinici dopo anni di finto moralismo religioso o solidale, b) la farraginosità e il bizantinismo dei provvedimenti assunti per contenere fenomeni avversi, c) l’applicazionre cervellotica dei provvedimenti incongrui da parte di esecutori poco convinti della loro efficacia.

Nel caso della pandemia si sono  registrate anche: d) l’interdipendenza “interessata” della scienza medica e di quella farmaceutica, e) la collusione tra l’industria sanitaria e le fonti finanziarie dell’attività produttiva relativa  (banche, istituti di credito, laici e religiosi).

Domanda: E’ proprio non pertinente chiedersi se tali condizioni negative  della gens Occidentale  abbiano potuto avere la loro importanza per la catastrofe che si è abbattuta sull’Occidente più che su altre parti del mondo?

Se così fosse, la ricetta che mi sento di poter dare ai nostri uomini politici dovrebbe essere soprattutto “culturale”.

Chi ha responsabilità di governo dovrebbe, innanzitutto, “razionalizzare” la vita politica del Paese: a) vietandosi di smaniare per passare da un posto all’altro nelle Istituzioni di vertice; b)  di pensare che solo non facendo nulla nel ruolo ottenuto possa garantirsene la permanenza.

Dopo questa “auto-trasformazione, i governanti dovrebbero agire sull’educazione e formazione dei cittadini: a)riportando il Paese (anche perché sia di guida all’Occidente come lo fu nel “meraviglioso antico” greco-romano, prima della sua mediorientalizzazione ) all’osservanza del logos e al dia-logos, costruttivo su basi razionali, b) contenendo, nei limiti del possibile e del necessario (secondo la regola,  peraltro evangelica, del dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio solo quello che è di Dio) l’insegnamento delle fonti divisive imperniate su eccessi di  tumòs, c) correggendo la carta fondamentale della Repubblica, almeno per ripristinare l’equilibio tra i tre poteri dello Stato, oggi, in Italia, fortemente compromesso dagli eccessi accusatori e giudiziari.

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