Non ho mai avuto ambizioni smodate e ho sempre ricoperto ruoli che mi erano proposti, senza alcuna mia sollecitazione e sempre che mi fossero graditi e non condizionati. Ho sempre saputo “lasciare” poltrone e cadreghini se capivo di non poter raggiungere risultati soddisfacenti per il bene della collettività.

Non ho mai creduto al falso imperante nella vita di oggi e qualche “compagno di strada” l’ho avuto.

La pandemia e il modo confuso  con cui essa è stata gestita in Occidente, a fronte dei risultati migliori ottenuti dai Paesi dell’Estremo Oriente (Giappone e Corea del Sud), hanno reso particolarmente sensibili gli abitanti della parte Ovest del pianeta ai dati provenienti da interviste, sondaggi, ricerche e via dicendo.

La società Edelman Data&Intelligence che compie ogni anno indagini on line  per informare il pubblico sullo stato di salute della fiducia e della credibilità delle Istituzioni pubbliche nell’opinione dei governati, ha reso noti i dati  per l’anno 2022: la maggioranza degli intervistati (in 28 Paesi) ritiene che i giornalisti (67%), i capi di governo (66%) e i tycoon industriali (63%) imbroglino i cittadini con notizie false, alterate (mezze verità) o esagerate per mantenere il potere acquisito.

Ciò alimenta, in misura corrispondente alle percentuali riscontrate, sia la sfiducia dei cittadini sia la tendenza a chiudersi in se stessi rifiutando ogni dialogo.

In Italia, un antidoto vi sarebbe ma dovrebbe essere applicato senza mezzi termini.

Per ovviare alle interessate deformazioni giornalistiche, infatti,  l’articolo 87 della Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa inviare messaggi alle Camere legislative, Parlamento e Senato.

Il contenuto di tali messaggi può essere il più vario e non è da escludere che esso possa essere anche di grave allarme se le condizioni in cui versa il Paese appaiono drammatiche (il ricordo di Winston Churchill che preannuncia agli inglesi  “sudore, lacrime e sangue” è d’obbligo).

Quando ricorra un tale caso, l’efficacia della denuncia  è naturalmente rimessa alla lucidità e alla perspicacia di chi ricopre il ruolo di Capo dello Stato.

Naturalmente, è difficile che una descrizione cruda e veritiera dello “stato” della Nazione possa essere redatta da uno staff di funzionari o collaboratori: il Presidente della Repubblica dovrebbe parlare, come si dice in gergo, “a braccio” e denunciare senza peli sulla lingua i mali che, a suo giudizio, affliggono il Paese.

Primo tra tutti l’alterazione, tutta italiana, dell’equilibrio tra i tre poteri dello Stato.

L’Ordine giudiziario, che è concepito nei Paesi civili come organizzazione di una categoria di civil servant   e non come un Potere (la sua funzione non deriva direttamente dal popolo) va ricondotto nei suoi limiti naturali che non possono sovra-ordinarlo agli altri due poteri, il legislativo e l’esecutivo, che sono in modo diretto o mediato espressione della volontà popolare.

L’esercizio della delicata funzione di amministrare giustizia non può essere attribuito a giovani vincitori di un concorso di primo grado, che possono certamente coadiuvare il Giudice per la stesura della decisione ma non assumerla direttamente.

L’incarico di giudicare (ita ius esto) dovrebbe essere attribuito a persone di provata e collaudata esperienza e competenza, selezionate da Commissioni, costituite ad hoc fuori delle strutture della pubblica amministrazione, con la chiamata di persone di eccelsa competenza giuridica, professionale e, in limiti ridotti, accademica.

A persone di eguale caratura andrebbero trasferiti i compiti dell’attuale pletorico e corporativo Consiglio Superiore della Magistratura.

Con concorso ordinario potrebbero essere scelti soltanto i rappresentanti della pubblica accusa, parificabili agli altri dipendenti statali e con carriera del tutto distinta da quella dei giudici.

A essi non dovrebbe competere la qualifica di magistrati ma di funzionari (o avvocati) dell’accusa.

L’abrogazione dell’articolo 97 della Costituzione sarebbe conseguenziale e varrebbe a limitare l’ipocrisia di una discrezionalità mascherata da obbligo.

La priorità dei reati da perseguire andrebbe stabilita annualmente (o a diversa cadenza temporale) dal Parlamento, massimo organo rappresentativo nel tipo di Repubblica scelto dagli Italiani.

Oggi i fenomeni delinquenziali più gravi appaiono (e ciò può valere come mero suggerimento) quelli della corruzione  politico-amministrativa e dell’aggressione violenta alle rappresentanti del genere femminile.

L’introduzione del sistema retributivo nella pena, in luogo di quello dell’emenda, apparirebbe preferibile  a causa  del disordine crescente nella vita sociale, dovuto a una molteplicità di fattori derivanti anche dall’inefficienza degli apparati esecutivi, frustrati da un perdonismo eccessivo.

Tutti gli organi giudiziari andrebbero unificati, eliminando i compiti di giustizia dagli organi ausiliari dello Stato.

Altro allarme dovrebbe riguardare il Parlamento, Esso dovrebbe essere restituito, con leggi elettorali adeguate, previa abrogazione di quelle attuali,  alla scelta degli elettori e sottratto alle sostanziali selezioni dei capi-partito.

Inoltre, l’articolo 49 della Costituzione dovrebbe essere, finalmente, reso applicabile, integrandolo con leggi ordinarie che stabiliscano le regole del metodo democratico per la loro gestione e le modalità del concorso degli associati per la determinazione della politica nazionale.

La pubblica amministrazione non dovrebbe continuare a vivere sul doppio binario dei pubblici uffici ordinati secondo le linee colbertiane vigenti in Europa continentale e delle Autorità e Agenzie di modello apparentemente anglosassone ma sostanzialmente configurato come doppione della amministrazione statale tradizionale.

Infine, la vocazione europea dell’Italia che trova i suoi precedenti più remoti nelle elaborazioni dottrinarie di Carlo Cattaneo dovrebbe avere una “riverniciatura” adeguata dopo la pessima prova dell’Unione nella gestione della cirisi pandemica.

Con essi si dovrebbe far tendere i Paesi aderenti all’Unione Europea  verso la costituzione degli Stati Uniti d’Europa guidati da un vertice politico in senso pieno che renda la nuova unità sovranazionale veramente autonoma e indipendente dal potere finanziario, soprattutto anglosassone, insediato a Wall Street e nella City.

Consapevoli dell’esperienza negativa del Deep State statunitense,  gli Stati Uniti d’Europa dovrebbero evitare l’infiltrazione del potere finanziario nei gangli più importanti della nuova entità, dai servizi segreti alle forze armate.

Inoltre, l’omogeneità culturale europea dovrebbe assumere un rilievo particolare, postulando essa necessariamente la laicizzazione dell’insegnamento scolastico, che oggi, in Italia, è  purtroppo contraddetta dall’attuale articolo 33 della Costituzione.

Tale norma, sotto un falso usbergo liberale,  ha dato la stura a una proliferazione abnorme di istituti (prima definiti “parificati” e poi “paritari” da una successiva legge del comunista Luigi Berlinguer) gestiti da strutture religiose.

Ora, la libertà di fede va garantita ma senza sperequazioni nel trattamento delle  varie credenze.

E se è giusto, quanto garantisce l’articolo 20 della Costituzione che il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di un’associazione od istituzione non possano essere causa di speciali limitazioni legislative né di speciali gravami fiscali per la costituzione, capacità giuridica  e ogni forma di attività, dovrebbe essere abbastanza chiaro che il principio di parità vale anche in senso opposto per escludere benefici e privilegi agli stessi fini.

E’ evidente la necessità di una Costituzione Europea: purché si parta con il piede laico e  non si  guardi al Medioriente ma all’Europa e alle sue origini nel “meraviglioso antico” leopardiano che è l’evo greco-romano, momento luminoso per le idee di libertà e per l’affermazione della piena razionalità, nella vita privata e pubblica.

 

Dulcis in fundo, la mia visione pessimistica del futuro dell’Occidente riguarda anche il suo presente e il suo passato e quindi ciò mi consente di pensare, come Giacoma Zanella,  che se schiavi e se lacrime ancora rinserra è giovin la terra.

163
CONDIVIDI