L’espressione: Quinta colonna risale alla guerra civile spagnola ed è attribuita al generale Mola. A chi gli chiedeva se la quattro colonne di militari da lui comandate  gli fossero sufficienti per conquistare Madrid, quell’alto ufficiale rispondeva che la capitale sarebbe stata espugnata dalla “quinta colonna” presente nei bureaux dell’amministrazione.

Il significato originario schiettamente militare si è trasformato nel gergo politico.

Oggi si ritiene che la quinta colonna possa essere sia un infiltrato nello schieramento politico nemico con il compito di favorirne la dissoluzione, operando dall’interno e sia un individuo che, all’interno di una forza partitica, tenti di convincere i propri amici di cordata ad accettare nel proprio seno una persona  di orientamento (in modo occulto) nettamente contrario.

Naturalmente, il fenomeno delle quinte colonne, in tale utlimo significato,  si accentua quando la vita politica di un Paese raggiunge limiti di decomposizione prossimi alla dissoluzione.

Nel Basso Impero Romano, l’invadenza  e la violenza dei militari non sempre era sufficiente  per garantire sicurezza al potere assoluto dei monarchi: occorreva infiltrare nella burocrazia le persone giuste e tali erano quelle che con totale cinismo erano pronte a servire ogni padrone se si offriva loro una poltrona o un cadreghino. Le quinte colonne dell’epoca dovevano essere esperte in bizantinismi giuridici e moralmente spregiudicati nella stessa misura delle spie e degli agenti segreti.

Le quinte colonne, a detta di noti osservatori politici, sarebbero comparse anche nella battaglia italiana per la conquista del Quirinale, con le sembianti di eccellenze del passato, ritinteggiatesi in modo adeguato a far scomparire il colore marcato della loro milizia politica.

Oggi, però, i curricula vitae possono viaggiare anche sulle ali di Internet.

Basterebbe richiederne copia ai sospetti transfughi per scoprire il loro gioco.

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