Dall’orgoglio, anche un po’ protervo, del motto: civis romanus sum al pianto lamentoso di Dante: Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello, c’è un cambio di mentalità che spiega l’attuale, indefinibile spettacolo dell’elezione quirinalizia.

Con il crollo del “meraviglioso antico” leopardiano l’Italia diveniva da primo paese dell’Occidente una propaggine agitata, convulsa e sgangherata del Medio Oriente. Cambiava tutto.

All’idea delle divinità dell’Olimpo (monte concreto della “terrena” Grecia) che davano accoglienza anche a deità di provenienza straniera, si sovrapponeva (con effetti distruttivi totali) un Dio unico in un immaginario “regno dei cieli”, ostile e nemico di ogni altra idea religiosa, assolutista, intollerante,  cosiddetto supremo regolatore di un Cosmo che, con i suoi buchi neri, meteoriti ed esplosioni stellari sembrava non avere regole intellegibili.

Albert Einstein dice che la realtà può cambiare solo se muta la mentalità che l’ha prodotta.

E in Italia, quella mentalità messa a fuoco da Dante non solo non è cambiata ma è peggiorata notevolmente.

La razionalità scacciata dalle visioni fantasiose e irrazionali dei mediorientali e dei tedeschi idealistici dell’Ottocento (genitori dei gemelli: nazi-fascismo e social-comunismo) non riesce a rientrare nei nostri confini e la guerra non riesce a rientrare nei nostri confini e la guerra continua a essere la madre anche delle nostre cariche istituzionali più alte e potenti.

Vincere, come al tempo dell’asse italo-tedesco, è d’obbligo, la parola d’ordine d’una Suprema volontà.

E poco importa che per mettere a segno una  battaglia vittoriosa si chiami e si arruoli un condottiero della parte avversa.

Ci sarà sempre un giornalista che parlerà di “scacco matto” al nemico o di “scelta miracolosa” del nuovo Capo.

Einstein suggerirebbe agli Italiani di “cambiare” mentalità se la realtà in cui vivono piace loro sempre meno.

Ciò significherebbe ripristinare il valore del logos e del dia-logos, in altre parole del raziocinio, e mandare alle ortiche il tumòs, la passionalità, il fanatismo di parte cieco e fazioso.

 

E’ difficile seguire il suo consiglio nella situazione che si sta dipanando sotto i nostri occhi.

 

Anche perchè se qualche ingenuo uomo politico, rivolgendosi alla sua patria, ripetesse, con Giacomo Leopardi, di   vedere le mura, gli archi, le colonne….ma di non riuscire a scorgere la gloria, il lauro e il ferro di cui abbondavano i padri antichi porrebbe le premesse necessarie per non essere mai eletto al Quirinale!

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