La certezza della continuità -sia pure nel mondo politico sempre instabile- è stato quel formidabile assist che il rieletto Presidente Sergio Mattarella ha inteso trasmetterci con il suo discorso inaugurale.

È stato un pó come se quell’antica Lancia Flaminia335 che l’ha riportato dall’Altare della Patria al Quirinale fosse un pó come il carro dell’Angelo che porta il Giusto in Paradiso.

Mattarella è salito su quel carro alato per ben 2 volte consecutive.

Un pó come se fosse stato raffigurato fisicamente a tutti noi il cambio di scenario dell’uomo: la trasfigurazione che deve fare di sé stesso chi lascia questa contesa terrena per diventare arbitro della stessa.

Dalle vicissitudini umane (scontri e litigi) a quella imparzialità che deve avere un Padre Giusto ed Imparziale.

Così può fischiare i falli.

Così può incaricare l’uomo.

Così può ricevere i giuramenti.

Così può firmare anche un doloroso lookdown per il suo Paese.

Nel Parlamento che lo ha eletto il Presidente c’è pure andato, dopo che questa Istituzione aveva penato le classiche sette camicie per rieleggerlo (rompendogli non poco i suoi piani di vita con figli e nipoti): per illustrare alcuni forti concetti equanimi.

Un discorso che a taluni è parso insipido, privo di quel mordente a cui le nostre orecchie si sono ormai assuefatte: ché se non dài ad esse la dose quotidiana di disgrazie, litigi, bombe urla, stupri, accoltellamenti, insulti, non ti addormenti più…

Perché questo è il nutrimento della politica maggioritaria, ché ci ha trasformato in un Paese di tutti scontenti, sempre stressati.

Chiusa parentesi.

Mattarella ha volato alto sulla Europa (toccante il giusto tributo di riconoscimento a David Sassoli) evidenziando come non si possa ormai più prescindere da essa; ha rimarcato i “tempi adeguati” da darsi a tutte le iniziative normative.

Ma ha parlato, soprattutto, di “lotta alle diseguaglianze”: tanto nella sicurezza del lavoro (qui ha citato Lorenzo, quel giovane che è morto alla fine di uno stage formativo) che nella gestione delle politiche migratorie e della parità tra uomo e donna.

Infine, nel pezzo forse più pregnante del discorso, ha citato la DIGNITÀ.

Per le donne; gli anziani; i poveri; per impedire le costrizioni della scelta tra lavoro/maternità; per accendere i fari sulle disabilità.

Non mancando di ribadire le lotte contro tutte le Mafie ed i fenomeni delinquenziali: sottolineando come le Carceri debbano diventare dei momenti di vero recupero di uomini.

Un Presidente della Repubblica deve volare sempre in alto: solo così sarà il Presidente di tutti noi.

Eletto direttamente dal popolo con un voto in più?

Pfui…

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