Risulta ormai abbastanza evidente che la strategia energetica portata avanti dall’Italia negli ultimi 15 -20 anni ci abbia condotti a guardare oggi avanti con piena preoccupazione.

In questo momento il nostro settore energetico, inteso sia come la produzione di energia elettrica che di calore, è talmente interconnesso alla disponibilità e al prezzo del metano straniero da renderci una zattera che naviga in un mare che da un momento all’altro può sprofondare in una tempesta. Con l’aggravante che nell’attuale regime di libero mercato l’aumento della “fonte metano” non è calmierata dalle altre fonti di approvvigionamento, comprese le rinnovabili o l’idroelettrico, ma anzi traina in alto il prezzo medio ben più di quanto dovrebbe e potrebbe essere.

Sicuramente ci sono delle azioni che possiamo implementare in solo 2-3 anni per intervenire: aumentare la produzione del metano nazionale, sbloccare tutte le autorizzazioni per le energie rinnovabili, sbloccare l’impiantistica e le autorizzazioni necessarie per produrre biometano nazionale da biomasse e organico, sbloccare le seu e tornare ad incentivare seriamente il risparmio energetico industriale.

Ma tutte queste azioni messe insieme e se concretamente realizzate contribuiranno in realtà al massimo per un 10-25% delle necessità nazionali. La transizione energetica dovrà essere più radicale e occorreranno almeno 10-15 anni per realizzarla.

Siamo in tempi di crisi, di emergenza, e il settore energetico è probabilmente il più importante o comunque quello che può incidere più negativamente nello sviluppo del paese.

E’ mia ferma opinione è che il prezzo della energia derivante unicamente dal libero mercato oggi sia controproducente, il mercato va calmierato, la bolletta energetica per gli utenti non può triplicare. L’impatto rischia di diventare devastante e non si può neanche pensare di intervenire costantemente con i miliardi pubblici (soldi sempre nostri) mentre alcune imprese beneficiano di maxi extra guadagni in questa situazione.

Occorre dare poteri speciali alle autority esistenti per individuare in modo equo il giusto prezzo di vendita della energia al cliente in funzione della diversa tipologia di fonte di approvvigionamento. Ci sono già gli strumenti per farlo, ci sono già le competenze al Mise e nelle autority esistenti, va solo normato.

In questo modo ad esempio un impianto idroelettrico o eolico o fotovoltaico continuerà a marginare molto, vendendo la propria energia (ad esempio) a 90 euro/MWh (contro i 40-50 euro/MWh del 2019), ma andando ad abbassare il prezzo medio nazionale invece che adeguarsi ad esso.

In tempi di crisi occorrono azioni drastiche.

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