Dopo quasi un cinquantennio di guerra fredda fra Occidente libero e comunismo, il rapido crollo del sistema sovietico in seguito alla caduta del muro di Berlino del 1989, è stato erroneamente interpretato come una vittoria definitiva delle democrazie liberali. In effetti non aveva prevalso il pluralismo dei Paesi che ponevano alla base la libertà, rispetto i regimi fondati sulla dittatura comunista. L’URSS si era disintegrata per il disastro economico nel quale erano precipitate le sue economie stataliste nel confronto con l’Occidente, che invece aveva creato condizioni di benessere economico, attraverso il mercato e la concorrenza. Il desiderio di libertà politica ha riguardato soltanto quei Paesi europei, che in precedenza avevano avuto una dignità nazionale e che erano stati ridotti al rango di colonie alla periferia dell’impero sovietico. Questi ultimi si sono distaccati, avvicinandosi all’Europa ed in gran parte anno aderito alla NATO. La Russia invece ha conosciuto da sempre soltanto sistemi autocratici, sia pure di segno diverso, prima con l’impero zarista e successivamente con la dittatura bolscevica. Dopo un breve periodo rivoluzionario nella fase confusa di Eltsin, è precipitata presto nella autocrazia personale in salsa KGB di Putin, interrotta soltanto da una breve supplenza solo formale, prima della modifica costituzionale, di Medvedev, che ne è la controfigura. In effetti Putin ha imposto un sistema autoritario di stampo plebiscitario, in cui gli avversari, come ai tempi di Lenin e Stalin, sono sempre stati messi fuori legge, arrestati od uccisi. L’Occidente, avendo scelto la strada di fare affari con la Russia, principalmente per le sue risorse energetiche, ha finto di non accorgersi di tale drammatica anomalia. Quindi ha consentito al dittatore russo di violare ripetutamente il diritto di autodeterminazione delle nazioni vicine, cominciando con la Georgia, l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, dopo con l’occupazione della Crimea, ed infine con l’unilaterale riconoscimento, nell’area russofona del Dombass, della presunta autonomia delle repubbliche di Donetsk e di Lugansk, usando la pressione del dispiegamento di una enorme forza militare. La lunga fase di minaccia attraverso esercitazioni a fuoco ai confini dell’Ucraina, si sta concludendo con la sottrazione, dopo la Crimea, di un’ulteriore parte del territorio di tale Nazione indipendente, dopo una lunga guerra civile durata otto anni e preparando l’invasione di altre aree, affermando che tutta l‘Ucraina farebbe parte della Russia. Di fronte alla debole reazione dell’Occidente, l’esercito russo schierato si appresta ad invadere Mariupol, a mettere fuori uso od occupare l’importante porto di Odessa e successivamente a bombardare Kiev per sostituire il legittimo Governo di Zelensky con un esecutivo fantoccio, per poi procedere all’annessione definitiva.

Il mondo occidentale, compresa l’Italia, si limita a modeste sanzioni ed è diviso nella determinazione della relativa portata. In effetti, si dovrebbero assumere immediatamente decisioni in grado di far collassare l’economia già poco florida della Russia, attraverso l’esclusione delle banche russe dal sistema di pagamento internazionale Swift, nonché la interruzione di tutti i contratti per forniture energetiche di gas e petrolio, non limitandosi al blocco dell’avvio del Nord Stream 2, che non si sarebbe mai dovuto realizzare. In realtà il dittatore russo approfitta della debolezza delle democrazie occidentali, dove mancano leadership autorevoli ed una reale convinzione della superiorità dei propri sistemi politici, anzi si registra una crescente disaffezione verso i riti democratici, insieme a pericolose simpatie per soggetti a forte guida personalistica, tendenzialmente privi di connotazione identitaria e valoriale.

La crisi ucraina finisce oggi con l’essere l’occasione per una riflessione ed un profondo ripensamento della strategia dell’intero Occidente, della funzione della NATO, ma in particolare del ruolo dell’Europa, che si sta rivelando incapace di procedere nel cammino obbligato della costruzione di un unico Stato federale con un sistema difensivo autonomo, in grado di integrarsi con l’Alleanza Atlantica, indipendentemente dalla forza militare dell’America, che ha rinunciato al ruolo di poliziotto del mondo.

Il ventesimo secolo è stato drammaticamente connotato per le due più feroci e distruttive guerre della storia. Settanta anni di pace e progresso, insieme al crollo del sistema comunista sovietico, avevano fatto sperare che il territorio europeo non sarebbe mai più stato insanguinato da altri drammatici eventi bellici. Purtroppo non è così. Il detto romano, si vis pacem para bellum, risulta sempre di assoluta attualità. Il Vecchio Continente, se non dimostra di essere capace di recuperare l’orgoglio e la convinta fiducia nella superiorità dei propri valori e non si costruisce con determinazione un proprio sistema di difesa, è inesorabilmente condannato ad un definitivo declino, che lo esporrà al rischio di soccombere, come emerge dall’ attuale drammatica vicenda dell’Ucraina, all’arroganza di feroci dittatori autocratici.

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