In una società, come quella Occidentale, pervasa d’irrazionalismo, cioè non controllata dalla ragione ma dominata dalla fede religiosa e/o dal fanatismo politico, l’emotività e la passionalità hanno il sopravvento su ogni tentativo di discorso logico.

Gli individui che compongono la collettività trovano ogni occasione buona per scagliarsi gli uni contro gli altri con accuse infamanti, epiteti ingiuriosi e altisonanti, scontri armati: gli ebrei contro i cristiani, i maomettani contro tutti e due, i fascisti contro i comunisti e viceversa.

A livello di Nazioni la cosa non cambia. La ragione è messa da parte, l’irrazionalità l’ha fa da padrona, la passionalità e l’intemperanza diventano collettive e mettere fine a una guerra  (come quella scoppiata tra la Russia di Putin e l’Ucraina di Zelensky) con  un ritorno alla diplomazia e al negoziato è molto difficile.

Non è un caso, infatti, che nel conflitto atroce, feroce e senza quartiere insorto di recente, i tentativi di  negoziato si susseguino senza significativi progressi e sono sistematicamente ritenuti, almeno nella sostanza, inaccettabili dagli uni e dagli altri.

La domanda è se  trattare a lume di logica e di fredda consapevolezza degli effetti deleteri di una guerra sia ancora possibile   in una parte di mondo come l’Occidente (Russia e Ucraina ne fanno parte), che è sempre più  dominato dagli irrazionalismi di ogni tipo incancrenitisi nel corso di ben duemila anni; e dove scagliarsi l’uno contro l’altro è divenuto un elemento essenziale per sentirsi vivo.

Naturalmente, la nota irrazionale ed emotiva, dominante per gli individui Occidentali non esclude che una minoranza di cittadini ragionevoli, pure essendo  consapevoli di contare poco o nulla,  abbia chiesto (e invochi ancora)  tavoli per le trattative.  La conclamata democrazia consente a essi di parlare, ma tutti sanno che la loro voce resterà  clamans in deserto.

Nell’Occidente, infatti, a formare l’opinione pubblica è il sistema mass-mediatico (l’informazione on line  non riesce ancora a far breccia) ed esso è in mano del mondo finanziario; quello stesso che alimenta l’industria delle armi e mira alla distruzione dei mercati concorrenti.

E’ chimerico aspettarsi maggiore responsabilità e contenutezza di linguaggio dagli uomini al governo dei Paesi Occidentali, solitamente controllati, nei regimi autocratici dai tirannu di turno e in quelli cos iddeti democratici  da “agenti” infiltrati nei Deep State (militari, spie).

Non è quindi un caso che dopo lo scoppio della guerra, in Europa, tra Russia e Ucraina, Puti, Zelensky, Joe Biden, Boris Johnson,   il Parlamento dell’Unione e i governanti dei vari Paesi Euro-continentali non hanno dato alcun segnale di consapevolezza della gravità della situazione, analoga a quella di anonimi cittadini certamente  più razionali.

Nelle risoluzioni assembleari della UE e nei discorsi pubblici individuali dli leader dell’Occidente liberademocratico non vi è stato alcun accenno ai tentativi diplomatici in corso e a possibili soluzioni politiche, ma soltanto annunci d’invio di armi, di equipaggiamenti e di “volontari”, nonché falsi umanitarismi, toni orgogliosi di sfida con aggettivazioni ridondanti e soprattutto pericolosi richiami all’estremismo di personaggi noti come decisi guerrafondai. Non sorprende che qualche notista politico “razionale” abbia sottolineato che  le massime autorità degli Stati Occidentali abbiano   accelerato unicamente il passo verso l’abisso.  E continuino a farlo.

Si ripete, d’altronde, nel cuore dell’Europa lo spettacolo multidecennale di Israeliani e  Palestinesi (ebrei e islamici) entrambi credenti nel medesimo e unico Dio, che si massacrano senza sosta  sullo stesso territorio e non trovano un modo ragionevole per coesistere in pace. Ogni soluzione logica è impedita, infatti, dall’irrazionalismo religioso.

In Ucraina, dal punto di vista ideologico,   la base sotterranea del conflitto non sembra essere religiosa ma politica: si riesprimerebbe  il contrasto del “secolo breve” tra una destra e una sinistra hegeliana, rispettivamente presente in esigue minoranze ucraine (neo naziste) e russe (post-comuniste). Naturalmente, le motivazioni alla base dell’irriducibilità reciproca di fanatismo ideologico si aggiungono, in maniera molto più pregnante,  ragioni contingenti di notevole importanza strategica  (estensione dell’UE, presenza di forze NATO ai confini della Russia, rapporti tesi e asseriti soprusi ucraini su popoloazioni russofone e filorusse) che già da sole, per la carica emotiva che le accompagnano, impedirebbero soluzioni ragionevoli e accettabili dai contendenti.

Inoltre, per rendersi conto della durezza del conflitto, bisogna tener conto dell’ipocrisia che solitamente accompagna i conflitti bellici.

Nella parte di mondo in cui viviamo, l’ufficialità degli Stati Occidentali tira in ballo  unaste ritenuta e conclamata presenza di Alti Valori e di Diritti Umani, imprescrittibili e invulnerabili; le Autorità a capo dei  “fedeli” dell’idea religiosa o dei fanatici dell’ideologia ritengono invariabilmente  che la loro condotta sia sempre ispirata a fini benefici e altruistici, sia che si tratti di portare agli altri il “dono della fede” (quella giusta) sia che si ritenga doveroso esportare la “democrazia” di cui ci si considera beneficiari e portatori. Persino i costruttori di armi che hanno il diritto di ritenersi credenti sinceri oltre che individui  fiduciosi e convinti  della bontà della democrazia liberale si sentono autorizzati a ripetere le litanie  dell’Occidente benefico e apportatore di pace. Tali generose finalità giustificherebbero il fatto che per raggiungere l’obiettivo vi siano stermini, genocidi, massacri, bombardamenti con molte vittime, persino distruzioni nucleari. Sono motivazioni ritenute “alte” che non si restringono solo alle ipotesi in cui il teatro di guerra si restringe all’Occidente (come in Yugoslavia negli anni 90); spesso, ed è la Storia a dircelo,  v’è stato uno  sconfinamento in Corea, in Vietnam, in Iraq, in Libia, in Libano, in Afghanistan, in Syria.

L’era dell’irrazionalismo fideistico e politico in Occidente sembra destinato a durare ancora per molto tempo. E, laicamente concludo: così non sia!

 

 

 

 

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