I bollettini di guerra sono sempre stati menzogneri o reticenti.

Nei tempi passati, v’era, comunque, un tentativo di  giustificare le falsità, soprattutto sulle perdite, nei campi di battaglia come nei centri urbani, di uomini e di mezzi, con la necessità di non allarmare le popolazioni civili e di non abbassare il “morale” dei combattenti militari. Era comunque possibile, però, fare una certa “tara”delle fake news  perché le fonti dell’informazione era poche e non difficilmente individuabili.

Oggi, quella delle notizie è diventata una “guerra” aggiuntiva rispetto a quella delle armi.

Non v’è nessun tentativo di diffondersi in spiegazioni o comunicazioni di “prove”. A la guerre comme à la guerre!

Naturalmente, in  una situazione resa più ingarbugliata e confusa da veri “bombardamenti” di notizie false, è difficile se non impossibile schierarsi dalla parte che si vorrebbe, per innata tendenza, ritenere giusta e prendere partito per uno  piuttosto che per l’altro schieramento in campo.

Né a fare chiarezza sono gli interventi degli esperti che oggi sono diventati, in aggiunta ai notisti di politica internazionale e di strategia militare, i generali e i colonnelli a riposo che affollano gli schermi televisivi con il solo vantaggio per gli utenti di essersi liberati finalmente dalle facce di menagramo di virologi, epidemiologi, infettivologi che commentavano i dati della diffusione del coronavirus in Italia e nel mondo.

Come, durante la pandemia era taciuto che la crisi sanitaria era soprattutto dell’Occidente, perché in Giappone il virus era scomparso piuttosto presto e in Corea del Sud era stato arginato e contenuto (si commentava negativamente, solo il silenzio degli Stati autocratici), così oggi non è sottolineato abbastanza che la guerra è il frutto della pari causa turpitudinis di tutti gli Stati Occidentali (Russia e Ucraina sono in Occidente e partecipanti al game).

La prima nefandezza che viene in mente  è quella del Deep Statestatunitense che, ormai, rende del tutto  inutile parlare dell’America ufficiale  e delle sue Alte cariche elette.

Il  Presidente degli Stati Uniti d’America, strombazzato come l’uomo più potente del mondo, non è in grado neppure di far eseguire  un ordine di ritiro delle sue truppe da un teatro di guerra se non glielo permette il Pentagono.

Il Deep State Nord-americano, quindi, risponde più alla Lobbyebraico-cristiana delle Banche che non a un popolo innocente e a politici che senza i quattrini delle centrali finanziarie  non arriverebbero mai a essere governanti.

In Occidente, infatti, le Banche nazionali che prima erano  gestite sotto il controllo dei politici, sono divenute praticamente, anche se non formalmente, tutte private e non rispondono, in buona sostanza,  che a se stesse. La lobby suddetta (composta dalle centrali finanziarie di Wall Street, della City e del Vaticano) fa il bello e il cattivo tempo e si allea nel promuovere e condurre a termine le guerre con i fanatici della destra fascista o della sinistra comunista (i fanatici bracci armati disegnati a tavolino e offerti ai fideisti religiosi da Hegel!) secondo le circostanze.

Nel caso della guerra in corso l’ordine probabilmente è stato questo: l’America ufficiale di Biden stia ferma e pronunci il fatidico detto, rivolto all’Unione Europea: Armiamoci e andate!

A muoversi, in nome e per conto della Lobby, ci ha pensato Israele.

Zelensky è ebreo, ma deve dimenticarsi dei lager e dei campi di sterminio del passato e accettare l’aiuto dei gruppi neo-nazisti sviluppatisi in Ucraina, per mettere in difficoltà Putin il cui Paese è in Europa ma non deve entrare nell’Unione (e tanto meno nell’alleanza difensiva  della NATO) per non creare problemi ai “manovratori”.

A coprire le nefandezze occulte del Deep State nordamericano ci pensano, come da consuetudine ormai pluri-secolare, le parole alate delle Alte Autorità delle Ecclesie e il sistema mass-mediatico, ormai quasi tutto  nelle salde mani degi erogatori di prestiti.

Naturalmente nel guazzabuglio irrazionalistico, umorale e deteriormente passionale,  prodotto dalle idee religiose e filosofiche (tedesche, non a caso)  di cui si nutrono – unicamente- gli Occidentali (il pensiero libero e spassionato è morto con il “meraviglioso antico” leopardiano) è difficile intervenire per chiunque intenda usare le armi della logica e della ragione.

La canizza dei commentatori mediatici, degli esperti, militari o civili, e degli stessi quisque de populo, tutti animati da spirito (in una direzione o nell’altra) partigiano, bellicoso e strenuamente guerra-fondaio (ovviamente, nella poltrona di casa) impedisce ogni serio raffronto di idee ragionevoli.

L’Oriente ateo, irreligioso, permeato di filosofie esistenzialistiche,  non assolutistiche, né astratte e né irrazionali potrebbe dire la sua parola; ma a consigliarlo di tenersi da parte è proprio la sua tendenza al freddo raziocinio.

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