Riaprire con forza il cammino dell’unità europea per noi, e per tutti gli Italiani di fede e cultura europea, è vitale; ma per realizzare un’ Europa democratica e unita, occorrono sentimenti patriottici e più forza morale, di quelle senza le quali su un popolo non si può fare affidamento.

Profondi mutamenti sono in atto sulla scena europea, di altri paesi sono avvertibili i sintomi, il buio di certo populismo e sovranismo sulla democrazia pare incombere minaccioso su più fronti. La sub-cultura del declino e della decadenza, figlia del nichilismo, sembra ormai pervadere le Istituzioni e le coscienze dei nostri connazionali, sempre più confusi da certa propaganda e da certa informazione.

Siamo di fronte al rifiuto sdegnoso per ogni autorità, ad un cinismo spinto al limite della sfrontatezza, allo scetticismo più radicale sulla possibilità di riformare e di modernizzare il sistema politico istituzionale e quello produttivo, alla incapacità di immaginare il nostro stesso futuro.

Così come per Bazarov, personaggio descritto da Ivan Turgenev in ” Padri e figli “, capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento, negli ultimi anni si è andata affermando l’idea che niente meriti di essere conservato e che tutto ciò che esiste è degno di perire.

L’Europa è minacciata da un incalzante irrefrenabile “cupio dissolvi”. E resta valido l’ammonimento già lanciato dal teologo Rosmini : “ Chi non è padrone di sé, è facilmente occupabile.”.

I liberali, i progressisti, i riformisti, non possono restare con le mani in mano di fronte al tentativo di chi vuole rendere l’Europa a brandelli; e chiunque si professa, in particolare, liberale – uso l’aggettivo “liberale“ non a significare in particolare un partito, ma ad indicare il sistema di libertà civile, politica e religiosa, oggi saldamente radicato nei popoli dell’Unione Europea – ha il dovere di dimostrarlo coi fatti.

Se allora siamo convinti di questo  confermiamoci promotori della unificazione europea e controbattiamo insieme – “storia ” alla mano – a certi “euroscettici” che solo il mantenimento di tale unificazione è la condizione preliminare per restituire all’Italia – con l’ordine democratico, la pace sociale, il benessere economico, il rispetto della dignità personale – gli alti livelli di vita civile che merita.

Perchè l’Italia che lavora, che produce, che risparmia, che non rinnega i valori dell’individualità, che si sente profondamente radicata al resto dell’Europa libera, che non tradisce i vincoli delle alleanze occidentali, merita di essere salvata; ma questa Italia, della quale insieme, in larga maggioranza, facciamo parte, reclama anche il nostro e il tuo sacrificio della battaglia.., esige anche un eroismo comune per tutelare la speranza di consegnare ai nostri figli una società migliore.

La struttura di un continente è tanto più salda, efficiente e razionale, quanto più è unitaria: l’unità del nostro “vecchio continente” deve essere uno degli scopi fondamentali della politica estera del nostro Paese per poter approdare in un porto sicuro, tutto da contribuire a costruire insieme: gli Stati Uniti d’Europa.”.

di Giancarlo Ragone

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