La storia del mondo da sempre è stata caratterizzata da guerre, stragi, episodi di violenza, conquiste, popoli ridotti allo stato di schiavitù, distruzione di imperi che sembravano invincibili, intere civiltà sepolte. Gli antichi regni mesopotamici, i Faraoni egiziani, gli eserciti spartani, Cesare, Augusto, gli altri principali imperatori romani, Alessandro il macedone, le invasioni barbariche, Carlo Magno, Napoleone, hanno fondato il loro potere sulle vittorie militari, sempre connesse con atti violenti, devastazioni, stupri, riduzione in schiavitù o asservimento dei popoli vinti. Credevamo che nell’Europa, insanguinata per secoli da conflitti quasi ininterrotti, dopo i due tragici conflitti mondiali del novecento, resi ancora più drammatici a causa di armi più sofisticate e micidiali, avesse ripudiato, almeno sul proprio territorio per sempre, il ricorso alla guerra. Quasi ottanta anni di pace in cui erano cresciute ben quattro generazioni, non solo ci avevano convinti che mai più nel Vecchio Continente si sarebbero ripetuti scontri militari e le relative nefandezze, ma credevamo di aver espulso dalla nostra cultura l’idea stessa della guerra, rinnegando per sempre ogni ipotesi di sterminio di altri popoli, distruzione di interi territori, violenze su civili inermi, stupri, saccheggi e tutto ciò che i conflitti hanno sempre comportato. Al di là di episodi molto limitati, anche se feroci, nei territori balcanici, l’Europa dal 1945 non aveva più conosciuto l’odore acre della guerra, vivendo come questioni lontane gli scontri regionali che avvenivano al di fuori dei propri confini, connessi al ritardo nel processo di modernizzazione di Paesi lontani di altri continenti, sovente animati dal fanatismo religioso di organizzazioni terroristiche.
La disumana invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, è stata come un brutto risveglio e ci ha portato indietro di un secolo, mostrandoci quasi in diretta televisiva immagini tragiche di distruzione e morte ai confini di casa nostra e sulla pelle di un popolo civile e fratello della nostra stessa Europa. Abbiamo pianto per i raccapriccianti eccidi di civili a Bucha, Borodyanka, la strage della stazione di Karamantrorsk e la terribile distruzione di Mariupol, rasa al suolo. Istintivamente è scattata la nostra solidarietà verso la Nazione invasa, prestando accoglienza ai profughi e finanziando l’invio di armi per consentirle di difendersi dal brutale invasore. Con enorme sorpresa l’esercito russo è risultato, anche se dotato di mezzi enormi, più impreparato e vulnerabile del previsto, mentre la resistenza ucraina, grazie all’orgoglio di difendere il proprio Paese, si è rivelata sorprendentemente forte ed efficace, tanto da costringere il dittatore Putin ad abbandonare Kiev ed i territori del Nord per ripiegare verso Sud Est, ma radendo al suolo Mariupol, dove sono stati uccisi oltre diecimila civili, per garantirsi la via di comunicazione tra le autoproclamate Repubbliche indipendenti del Dombass e la Crimea. Le immagini della ferocia di un esercito russo inadeguato e forse terrorizzato dall’inattesa resistenza e dalle enormi perdite subite, sono state raccapriccianti. Abbiamo visto con i nostri stessi occhi, intere città distrutte dai bombardamenti, civili trucidati, donne e bambini uccisi e violentati, crimini di guerra ai limiti del genocidio per i quali la Corte dell’Aia si è vista costretta ad aprire diverse inchieste, oltre a quelle della magistratura ucraina. Le guerre sono sempre cause di orrori indicibili, ma che questo possa essere avvenuto nel ventunesimo secolo nel Vecchio Continente ci sgomenta ed ha imposto delle profonde e radicali riflessioni.
L’Unione Europea ha messo all’ordine del giorno la costituzione di un esercito comune, ma ciò presuppone la rapida approvazione di una Costituzione che lo legittimi, creando un vero e proprio Stato federale. Persino due Paesi tradizionalmente neutrali, come Finlandia e Svezia, sentendosi minacciati, hanno chiesto l’adesione alla UE, che potrebbe sin dal prossimo giugno avviare la relativa procedura. Ci vorranno anni per realizzare un simile progetto statuale e costituire la necessaria forza militare di difesa, unificando i diversi eserciti ed addestrandoli, ma è indispensabile. La Francia porta la responsabilità di aver affossato nel lontano 1951 la CED (Comunità Europea di Difesa) e recentemente di aver bocciato, insieme all’Olanda, la Costituzione europea, che era stata approvata nel cinquantenario dei trattati di Roma, nella nostra capitale. Ora va recuperato il tempo perduto, anche con un atto costitutivo più snello, ma da definire subito, come risposta dell’Europa democratica al feroce dittatore formatosi nel KGB, nostalgico dell’impero zarista e della dittatura comunista sovietica, che tuttora domina la Russia, mantenendola in condizioni economiche di povertà.
Appare spregevole il rigurgito di anti americanismo ed antioccidentalismo, manifestatosi nel nostro Paese ed a cui le varie reti televisive continuano a dare vergognosamente spazio per volgari ragioni di audience. Tali gruppi, formati da comunisti non rassegnati, integralisti cattolici, fascisti e vigliacchi di ogni genere, si nascondono sotto la richiesta di una presunta pace, che dovrebbe consistere nella resa del popolo ucraino e nel suo massacro. Vergogna! L’orgoglio delle democrazie liberali impone di schierarsi al fianco della Nazione invasa, della quale “Putler” sta tentando lo sterminio con metodi da pulizia etnica per ampliare il suo potere e dimostrare all’alleato cinese, che, a fronte della potenza economica di quest’ultimo, possiederebbe la più grande forza militare del mondo, dopo la ingloriosa fuga americana dall’Afganistan e la rinuncia da parte degli USA a svolgere il ruolo di gendarme del mondo libero. La realtà si sta dimostrando per fortuna diversa, perché non basta la potenza dei mezzi militari a disposizione, ma conta molto di più la motivazione ideale e la passione per la propria Patria. Quella in corso, che gli ucraini stanno combattendo anche per nostro conto, è la guerra della civiltà contro la barbarie, delle democrazie liberali contro le dittature spietate e sanguinarie. Non possiamo non essere atterriti che il despota, braccato ed in gran parte sconfitto, dopo aver seminato distruzione e morte, possa pensare persino a far ricorso ad armi nucleari, ma non dobbiamo cedere per paura. Siamo costretti a mostrare con determinazione tutta la nostra forza per difendere la libertà e la democrazia, confidando che sarà lo stesso popolo russo a decidere di abbattere l’autocrate Putin ed il suo nefasto regime.
Stefano de Luca

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