25 APRILE : LA NOBILE RESISTENZA – “DOUBLE FACE” – SU SPONDE AVVERSE DI IERI, PUO’ ESSERE INNEGGIATA INSIEME A CERTA AMBIGUA POLITICA – “ RUBL FACE” – DI OGGI ?

Attualmente, possiamo davvero testimoniare coralmente, gli uni accanto agli altri, il ricomporsi di quella frattura in una concordia nazionale che ha suo irrinunciabile fondamento nei valori della libertà, della democrazia e della fedeltà alla Patria?

LA NOBILE RESISTENZA “DOUBLE FACE” DI IERI

Il 25 aprile di 77 anni fa terminava una guerra disastrosa imposta al mondo dalla Germania totalitaria a cui l’Italia si era accodata per sua disgrazia e che nella sua fase conclusiva vide gli Italiani schierati su sponde avverse, molti dei quali caddero con l’intendimento di servire la Patria comune.

La guerra per la Resistenza non fu soltanto un fatto italiano, ma di tutti gli Stati occupati dai fascisti e dai nazisti. Il generoso ideale mazziniano di un’Europa di popoli liberi sembrò rivivere in questi spontanei incontri di uomini e donne di tutte le nazionalità, provenienti da ogni condizione sociale, accomunati dalla massima fede, speranza e volontà di resistere fino al sacrificio contro ogni specie di oppressione e di servitù.

Non meno intensamente, la ricorrenza del 25 aprile ci induce a ricordare, almeno per un istante, anche il Partito Liberale, in particolare alla sua ricostituzione nel ‘45.

Benedetto Croce, Marcello Soleri, Luigi Einaudi, Alessandro Casati, Leone Cattani, Giovanni Cassandro, Raffaele De Caro, Vincenzo Arangio Ruiz, Panfilo Gentile, Gaetano Martino, Manlio Brosio, Franco Libonati, Leonardo Albertini, Enzo Storoni, Nicolò Carandini, Giustino Arpesani, questi e pochi altri furono gli uomini che, sul piano nazionale, tennero alta la fiaccola del Liberalismo all’indomani della liberazione.

Ricordare e onorare la Resistenza cruenta, oggi, significa inneggiare all’amore per la libertà che l’ha ispirata, sorretta e alimentata, senza dimenticare quella incruenta di chi ha resistito all’oppressione soffrendo il carcere, l’esilio, le persecuzioni, il confino.

Ma nel fare questo evitiamo di indulgere ad ogni deteriore speculazione politica che possa rinforzare odii e rancori; onoriamo i valori della resistenza identificandoli in quelli della libertà, della democrazia, della pacificazione ( che nulla ha a che vedere con certo sbandierato  “pacifismo” ) e unione degli spiriti. In senso nazionale ed universale.

E, soprattutto, cerchiamo di cogliere nel messaggio eroico della Resistenza il suo aspetto più logico, significativo ed educativo da non dimenticare e da rilanciare : cioè la condanna della violenza, dell’oppressione, della tirannide, dell’odio.

L’AMBIGUA POLITICA DELLA RESISTENZA “ RUBL FACE “ DI OGGI.

Oggi un’altra potenza totalitaria, la Russia, contando – a dire del suo Presidente, Vladimir Putin, lo scorso 18 marzo nel suo intervento allo stadio di Mosca, gremito di bandiere e inni in occasione dell’ottavo anniversario dell’annessione della Crimea – sull’approvazione della “posizione consolidata del proprio Parlamento”, citando anche la Bibbia e così scandendo “non c’è amore più grande di dare la propria vita per i propri amici”, ha deciso di condurre una “operazione militare speciale” nei confronti dell’Ucraina.

Putin tuttora continua a sostenere che ” non è nei piani della Russia l’occupazione dell’Ucraina” e che tale “operazione militare speciale“ in corso – cioè la guerra –  è necessaria per “ autodifendersi da un ulteriore inaccettabile allargamento della Nato ad est “, alimentato “ dai comportamenti immorali di quelli dell’Alleanza atlantica.”.

Nel frattempo Putin rifiuta ogni controllo e negoziato effettivi, e concentra tutto il suo sforzo politico ed economico sulla ostentazione dei suoi armamenti avanzati – come ha fatto di recente con il lancio di un missile – mirando così non solo ad intimorire e soggiogare l’Ucraina, ma a suggestionare e a dividere al proprio interno i paesi liberi ed in particolare l’Unione Europea.

Anche l’Italia è esposta in prima linea a tale minaccia, contro la quale vale soltanto la conferma di una solida alleanza coi paesi liberi, ed una effettiva azione per mantenere quanto più unificata possibile l’Europa, attraverso il rilancio di un esaltante spirito di appartenenza e la realizzazione di iniziative e di strategie concrete comuni.

Occorre dunque controbattere con la forza della ragione, della cultura politica e della storia a certo confusionario avventato linguaggio populista, volutamente abusato ai giorni nostri, che teorizza ed auspica una biasimevole ed equivoca neutralità.

I gruppi personalistici o capricciosamente demagogici che inneggiano all’utopia del “pacifismo” e all’adolescenziale “sovranismo” in cui sono divisi più partiti nel nostro paese, e che indugiano nell’assumere una posizione chiara e determinata a sostegno del popolo ucraino e dell’alleanza occidentale, in realtà non hanno in questo settore fondamentale una vera politica.

Essi rivendicano – chi più sommessamente, chi più con toni aspri – la velleità di una politica “nazionalistica” che, in concreto, ci allontanerebbe dall’Occidente giovando, in definitiva, come la storia ci insegna, agli oppressori della libertà e ai nemici, fascisti e imperialisti, delle “società aperte” presenti in Europa e nel mondo.

Tutto questo non è difficoltoso percepire; la portata insidiosa di tali teorie e l’incertezza manifesta di coloro i quali le sostengono “a singhiozzo”, incuranti della confusione che generano nell’opinione pubblica e dei rischi di compromissione dei massimi interessi nazionali ed internazionali, non sfuggono più nemmeno ai cittadini volutamente distanti dalla politica o a quelli già disincantati.

Per potersi fare un’opinione più completa dell’improvvisazione, dell’inadeguatezza, delle imprecisioni, della mancanza di una proposta articolata e obiettiva di costoro, particolarmente in tema di politica estera, è sufficiente ascoltarli nel corso delle subdole interviste bipartisan che ci propinano – in più casi –  in televisione.

Molti tra questi “grandi esperti e strateghi”, preoccupati – a loro dire – per la pace in Europa, per il popolo ucraino, per la nostra economia, per le bollette delle nostre famiglie e dei nostri imprenditori già impegnati in accordi commerciali con la Russia, strizzano nel frattempo l’occhiolino a Putin, prendendo, così, tempo; tra questi pare, inoltre, che figuri più di qualcuno che ha già goduto di importanti “sponsorizzazioni” in RUBL-I a favore del partito.

Se così fosse, tali soggetti non resterebbero solo ambigui : diverrebbero, infatti, più propriamente,   dei traditori della Patria.

Possiamo, dunque, davvero condividere oggi, in questo giorno, con spirito disteso, il significato di una Resistenza e di una Libertà “eterne” con tali portatori di ambiguità?

I liberali si rifiutano e si sottraggono nettamente a questi “doppi giochi”, ispirati in sostanza da quanti tergiversano nel desiderio di trovare un “punto di incontro” alternativo alla politica di Resistenza – nei confronti di Putin – che in Italia, in Europa e nel mondo si sta portando avanti per la Libertà con coraggio e convinzione.

E con la stessa coerenza che animò coloro che firmarono successivamente il Trattato Atlantico a Washington, il 4 aprile del 1949.

Da allora sono trascorsi 73 anni, e non vorremmo che la memoria di un nostro grande Statista, quale fu Alcide De Gasperi – che figurò tra i nobili firmatari profondamente convinti di quel Patto – venisse meno giusto adesso al popolo italiano, in specie allorquando Egli ebbe a definirlo, dopo averlo sottoscritto, un “formidabile elemento di forza materiale e morale”.

Per questi motivi, nell’esprimere vivo apprezzamento per il successo del Presidente Macron in Francia e per il concreto sostegno assicurato all’Ucraina in queste ore a nome dell’Italia dal nostro Premier, Mario Draghi, noi confermiamo in questo 25 aprile la nostra fedeltà alla politica seguita dalla Resistenza sinora, impegnandoci a spendere tutte le nostre energie per assicurarne la continuità, con l’auspicio fraterno di poter cooperare in nome della Libertà insieme a tutte le forze liberali, progressiste e democratiche presenti in Italia e in Europa. “.

Bari, 25 aprile 2022.                                                           Buon 25 aprile e cordiali saluti.

Giancarlo Ragone, Segretario del Partito Liberale Italiano di Bari “Giovanni Malagodi”, Presidente di “Società Aperta Associazione – I Liberali”.

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