La fine della contrapposizione ideale, dopo la lunga stagione della guerra fredda, ha determinato un fenomeno mondiale, che ha dato luogo alla scomparsa della politica, quale si era affermata per quasi tre secoli sin dall’avvento dell’Illuminismo. In Italia tale sconvolgimento è stato contrassegnato dal golpe mediatico giudiziario cosiddetto di mani pulite e dalle stragi di Palermo, assumendo caratteristiche più drammatiche rispetto ad altre Nazioni. Al posto degli antichi partiti, ancorati a visioni diverse, sovente contrapposte, sia in campo economico che di organizzazione dello Stato, sono nati soltanto partiti padronali, populisti, sovranisti, quasi sempre autoritari, che si sono tutti identificati nella figura del capo. A tale trasformazione non si è sottratto neppure l’unico soggetto politico sopravvissuto alla caduta della Prima Repubblica, il PCI, che, dopo aver cambiato varie volte denominazione, si è mescolato con gruppi cattolici integralisti, presunti pacifisti ed una generica sinistra nostalgica dello statalismo. Con la pandemia, le pulsioni antipolitiche dei gruppi No Vax si sono ritrovate unite in una protesta genericamente pacifista e fintamente ecologista con residui nostalgici del comunismo e comunque di un antico e radicato antiamericanismo, insieme ad una preconcetta ostilità verso il mondo occidentale produttivo e la libera iniziativa, invocando invece aiuti pubblici ed interventi statali a debito.
Le manifestazioni del 25 aprile a Milano ed in altre città sono state sporcate da vergognosi striscioni nostalgici del Partito Comunista, inneggianti al dittatore Putin ed al suo autoritarismo barbarico ed assassino. Si è persino visto uno di tali ignobili manifesti con scritto “No alla guerra imperialista della Nato”. Quindi l’Ucraina sarebbe stata invasa, oltraggiata e massacrata dalla Alleanza Atlantica e non dall’arbitrio del despota Vladimir Putin, ostile alla democrazia ed alla libertà, in violazione del diritto internazionale e della dignità di un popolo. Il nemico, come nei momenti peggiori in cui imperversava il terrorismo degli anni settanta, sarebbe l’America e pertanto si sono riviste bandiere a stelle e strisce vilipese e bruciate sulle strade. Ancora una volta la Brigata ebraica è stata fischiata. Simili messaggi, intrisi di strabismo filorientale, nostalgico del comunismo dell’Unione Sovietica, negherebbero quindi che l’Italia nel 1944/45 sia stata liberata dall’esercito anglo americano e dagli eroici partigiani, da esso armati, che non si limitarono al lancio di fiori, ma combatterono anche aspramente ed ebbero i loro caduti, come i novantamila dell’esercito alleato, che riposano sul nostro suolo. Anche il Presidente dell’ANPI, se non fosse stato con determinazione corretto dal Capo dello Stato, aveva tentato di distinguere tra la lotta partigiana in Italia e la resistenza ucraina, invocando una pace che non prevedesse di armare il popolo assalito. Sembra sempre più evidente il riapparire dei vecchi steccati dei tempi della cortina di ferro, giustificando l’armata rossa che ritiene di poter schiacciare Kiev e gli altri Paesi dell’ex URSS, i quali hanno rivendicato la loro autonomia nazionale ed il diritto di scegliere le alleanze strategiche.
Persino il voto francese di ballottaggio di domenica scorsa per la elezione presidenziali, anche se ancora una maggioranza si è espressa per la riconferma di Macron, ha visto convergere pericolosamente oltre il quaranta per cento sulla concorrente neofascista Marine Le Pen, in crescita sia rispetto alle precedenti elezioni presidenziali proprie che di quelle nel passato del padre. Un segno di nostalgica continuità con la Francia del vergognoso Governo di Vichy e dell’Algeria Francese, che sembravano accantonate, se non dimenticate, strumentalizzando anche una forte astensione di arrabbiati antisistema.
Il fenomeno in Italia è altrettanto vivo e si rivela, oltre che nelle posizioni di subordinazione psicologica di Salvini a Putin, nella incapacità di Conte e di una parte del M5S di scegliere tra l’Europa ed una vocazione di stampo sovranista. La questione si rivela mondiale, come era avvenuto sei anni fa attraverso la elezione alla presidenza degli Stati Uniti di un pericoloso ultraconservatore, autoritario come Trump, miracolosamente non rieletto alla successiva tornata. Tali segnali di disagio e di ostilità alla democrazia occidentale, al mercato, alla concorrenza, alla competizione intellettuale, alla stessa libertà, sono preoccupanti ed hanno finito per incoraggiare l’autocrate Putin, nostalgico dell’impero sovietico e del KGB, in cui si è formato, ad invadere la confinante Ucraina, producendo distruzioni, stragi ed un gran numero di morti, anche donne, vecchi e bambini civili inermi. Un presunto pacifismo pretenderebbe di abbandonare il popolo ucraino, permettendone la cancellazione da parte del dittatore sovietico. L’Occidente, per fortuna, ha capito che deve, anche senza entrare direttamente nel conflitto, aiutare la eroica difesa del popolo invaso, attraverso consistenti aiuti economici, sanitari, alimentari e l’invio di armi per difendersi. Il pericolo che il conflitto si estenda è comunque elevato e non si può che confidare in una destituzione del dittatore da parte del vertice russo, colpito dalle sanzioni economiche occidentali. L’augurio è che tutto questo avvenga presto o che comunque il conflitto possa avere fine di fronte al palese insuccesso dell’invasore. Tuttavia le democrazie liberali devono recuperare l’orgoglio della superiorità del loro sistema istituzionale ed economico, rilanciando al contempo la grande cultura che lo sostiene, isolando le minoranze protestatarie, antipolitiche, fintamente pacifiste ed ecologiste, intrise di comunismo, integralismo cattolico e nazismo. La pace non è qualcosa da gridare con slogan di piazza, ma un valore straordinario, che l’Europa e l’Occidente hanno sperimentato nell’ottantennio trascorso dalla seconda guerra mondiale e che, anche con la dimostrazione della propria forza militare, oltre che di quella economica, va difesa ad ogni costo, rilanciando i valori e la superiorità delle democrazie liberali rispetto alle democrature, alle dittature, ai regimi sovranisti ed autoritari.
Stefano de Luca

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  1. Questo articolo e’ un concentrato di qualunquismo e propaganda basata su opinioni personali. Non siete meglio di Sputnik ed RT News.

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