di Pippo Della Corte

Se il turismo riparte ripartirà anche l’Italia. Due anni di epidemia con relative restrizioni hanno messo a dura prova un comparto che garantisce da sempre ricchezza e occupazione. Le aspettative sono alte e riguardano l’intera filiera costitutia spesso da piccole e piccolissime imprese a conduzione familiare. Lo sanno bene i tantissimi operatori che per circa ventiquattro mesi hanno dovuto lavorare a scartamento ridotto o addirtirra abbassare le serrande in attesa del ritorno della tanto auspicata normalità pre Covid-19. Certo i numeri fatti registrare nel 2019, ultima stagione da incornciare, non si raggiungeranno con faciltà visto che rimettere in piedi l’intero sistema richiede tempo e pazienza. Il Belpaese ricco di bellezze naturalistiche, architettoniche, artistiche è da sempre in prima fila nel tentativo di tutelare un settore che garantisce sviluppo e reddito. Al di là delle più rinomate località a beneficiare di una rinnovata voglia di viaggiare saranno anche le aree interne, i borghi dimenticati, i piccoli centri con le loro specificità anche enogastronomiche. Da evidenziare, però, che il turismo ha necessità non solo della concretezza degli imprenditori del settore ma anche delle istituzioni pubbliche che per incentivare le presenze dovrebbero maggiormente agire su alcuni elementi talvolta carenti. L’accoglienza non è fatta solo di sorrisi, strette di mano e abbracci ma anche da sicurezza, pulizia e un efficiente sistema di trasporto pubblico locale. Aspetti questi riscontrabili in tante parti d’Europa che competono con l’Italia nell’attrarre i vacanzieri. Illudersi che l’andamento positivo si autoalimenta è errato. La qualità dell’offerta turistica si basa su diversi fattori non secondari tenuti in debita considerazione dai viaggiatori, sempre più esigenti. Tutelare il turismo dovrebbe essere l’imperativo categorico della politica al di là della retorica e delle frasi fatte. Questo importante comparto del terziario muove ogni anno migliaia di miliardi di vecchie lire e contribuisce in maniera fondamentale alla crescita della ricchezza nazionale. Il PIL (prodotto interno lordo) è spinto in alto dall’intero universo (spesso dimenticato) di questo settore e del suo ampio indotto. Insomma, non esiste solo l’industria manifatturiera. Il mondo imprenditoriale turistico raccoglie e racchiude qualche milione di esercenti che in maniera diretta o indiretta creano il movimento economico legato a questo comparto: il terziario durante i circa l’emergenza epidemica è stato indebolito a causa di discutibili scelte in campo politico-sanitario. Da qui la necessità di salvaguardare la primavera in corso con lo sguardo rivolto all’estate ormai alle porte.  Le chiusure, le restrizioni, la riduzione della libertà di movimento sono stati oggettivi ostacoli alla ripresa di un comparto che invece prospera lì dove c’è libertà, gioia di vivere e mobilità. Per non restare indietro e subire la concorrenza degli altri Paesi mediterranei quali Grecia, Spagna, Croazia, Malta bisognerà avere una visione concreta e di medio periodo. L’esistenza di un ministero dedicato (il Ministero del Turismo) dovrebbe essere di buon auspicio per ridisegnare i confini e le strategie da adottare. Occorre iniziare nel considerare il turismo alla stregua degli altri settori economici e non più il “figlio di un Dio minore”. È necessario uno sforzo culturale collettivo capace di restituirne dignità e slancio in particolare in quelle aree del Paese a forte vocazione turistica (il Mezzogiorno) ma ancora oggi non capaci di esprimere compiutamente le proprie potenzialità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 






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