A.A.A. cercasi lavoratori stagionali. Nel leggere certe dichiarazioni e nell’ascoltare alcune fonti sembra che siano diversi i comparti nei quali urgerebbe mano d’opera durante il periodo compreso tra maggio ed ottobre: cinque mesi durante i quali, come di consueto, cresce molto la domanda di lavoro a tempo determinato sia in ambito turistico-alberghiero, che in quello agricolo. Sembrerebbe, però, che molte imprese stiano avendo concreta difficoltà nel trovare lavoratori disposti ad essere contrattualizzati. Ciò è quanto viene raccontato senza, però, approfondite e precise verifiche sul campo. Insomma, un paradosso se si pensa che i dati ISTAT evidenziano che la disoccupazione, in particolare quella giovanile, è molto alta. Più di qualcosa, cioè, sembrerebbe non funzionare tra domanda e offerta di lavoro, criticità che si trascina da lunghi anni. Tutta colpa degli scapestrati giovinastri dediti ai vizi e alla nullafacenza? Non proprio. Va precisato che il lavoro stagionale è normato da una precisa contrattualistica a seconda degli ambiti di riferimento e che la stessa deve (o dovrebbe) essere tenuta in debita considerazione dai datori di lavoro all’atto dell’assunzione, sebbene temporanea. A pesare l’assenza di collegamento concreto e fattivo tra le parti sociali finalizzato a garantire un “dialogo” tra le imprese e i potenziali lavoratori. Le associazioni di categoria datoriali e i sindacati dovrebbero e potrebbero fare di più nei singoli territori, in ciascuna provincia. Appare quindi chiaro che sullo sfondo campeggino molte mezze verità, un “non detto” che amplifica il disagio e disegna un quadro di certo non del tutto veritiero. Occorre, poi, ancora sottolineare che il lavoro stagionale, rientrante in un periodo di tempo stabilito nell’arco dell’anno e a tempo determinato, deve essere svolto nella legalità senza inacettabili forme di abusi, concetto talvolta dimenticato. Sotto accusa, poi, è finito il reddito di cittadinanza che al netto di storture e illegalità è un sussidio, un aiuto a favore di chi ha di meno. Cosa c’entra con orari impraticabili e paghe da fame che alcuni imprenditori vorrebbero elargire agli stagionali spesso “a nero”? Industriali, albergatori, ristoratori, gestori di lidi balneari, imprenditori agricoli facciano un attento esame di coscienza e guardino con rinnovata attenzione alla massa di disoccupati da poter assumere. L’impiego stagionale è normato a seconda dei diversi ambiti: urgerebbe, pertanto, un trasparente confronto tra le parti in causa capace di far emergere numeri e dati reali per smontare quanto da un pò di tempo alcuni vanno sostenendo. La politica sia a livello locale, che nazionale non presti il fianco a facili strumentalizzazioni impegnandosi nel dare risposte concrete ai tanti in cerca di lavoro affinchè anche l’Italia si uniformi agli standard europei tesi a garantire la tutela degli stagionali. Sbagliano, quindi, quei media che invece di capire le vere motivazioni della presunta ma urlata scarsità di mano d’opera si accontentano di ascoltare il suono di una sola campana senza voler approfondire la tematica. Gli italiani, in particolare gli under quaranta, non sono dei lavativi ma di certo non possono e non devono essere considerati alla stregua di nuovi schiavi con il sol scopo di garantire ad altri profitti frutto di pratiche illegali o giù di lì. La soluzione al problema tra domanda e offerta di lavoro esiste, dovrebbe essere solo ricercata nel modo giusto.

 

 

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