Non mi era mai capitato prima. Le bozze erano già sul punto di giungere sulla scrivania dell’Editore, quando ho avvertito la necessità di aggiungere un post-scriptum alla mia introduzione. Eccolo:

 Post Scriptum. Nel corso della stesura del libro, ho temuto più volte che l’accavallarsi di notizie sui comportamenti  irrazionali e cervellotici dei vari Paesi dell’Occidente, mi impedisse di apporre la parole “fine” al testo del volume. La stupidità di talune misure assunte dai governanti dei vari Stati sembrava non avere fine anche con la cessazione della pandemia (o con la sua riduzione al rango di altre malattie di tipo influenzale): in Italia, per esempio, si continuava a imporre l’uso della mascherina in un vagone ferroviario ma se ne escludeva, invece, l’obbligo sugli aerei, dove il sistema di condizionamento univa, in un’unica vorticosa diffusione al corona virus quello della salmonella o della Klebsiella Pneumoniae. In Inghilterra Boris Johnson appariva come un Premier “tarantolato” in preda a singulti che lo portavano a sentirsi come una reincarnazione di Winston Churchill e non vedeva l’ora di avere “la sua guerra” e lo sbarco delle sue truppe in una “novella” Normandia. Al suo confronto, persino l’inconsistente Biden appariva, tra una caduta e l’altra (sulle scale dell’aereo presidenziale o dalla bicicletta) come un moderato. In Francia, il caos assumeva aspetti istituzionali e costituzionali. La riforma di Charles De Gaulle, invidiata persino dagli Italiani che pure erano stati convinti a ritenere la loro Costituzione “la più bella del mondo”, dimostrava che contro le folle “imbestialite” dai continui tonfi d’irragionevolezza di quel Paese (come, peraltro, di tutti gli altri Stati-membri dell’Unione Europea) non vi erano norme che tenessero. Non si può inneggiare alla libertà e assistere silenziosi alle torture di Guantanamo, alla persecuzione di Assange per la sua denuncia di crimini commessi da altri, né si può farfugliare di pace tra un invio e l’altro di armi micidiali che, secondo esperti militari neutrali e non coinvolti emotivamente nella crociata “anti-Putin” statunitense, potrebbero avere il solo effetto di prolungare e ampliare numericamente  lo sterminio di un popolo. Le prossime elezioni italiane, con i personaggi governativi e parlamentari che il “Bel Paese” ha in campo,potrebbero risultare un disastro politico anche di maggiori proporzioni.

Ormai “l’inverno del nostro scontento” sembra avviarsi a 

un punto di crisi più sconvolgente di quella raccontata nel libro dai tre dialoganti.

Arrestarsi nella narrazione diventa, però, una necessità. Come scrivevano un tempo gli scrittori che pubblicavano storie a puntate: il resto al prossimo numero (nel mio caso:libro).

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