La missione è difficile ma non impossibile: far evaporare la nebbia che ormai da troppo tempo rende meno visibile una manifestazione culturale irrinunciabile per il nostro Paese. Parliamo del Festival di Spoleto, meglio conosciuto a livello internazionale come Festival dei due Mondi (musica, arte, cultura e spettacolo). Fino all’11 luglio è in onda sull’emittente TEF Channel la trasmissione Diario di un Festival che racconta spettacoli e personaggi. Ogni giorno alle  due del pomeriggio e replica all’una del mattino. Il programma sarà visibile anche sul canale 921 di SKY e quindi fruibile in tutta Europa.

La coltre che potrebbe nascondere e quindi ribassare il valore di un appuntamento (il via è stato dato venerdì scorso e il sipario calerà il 10 luglio) giunto, quest’anno, al suo cinquantaquattresimo compleanno, è stata gettata dall’era moderna, dal nuovo corso, dall’attualità. A dispetto, questo segno, del valore sempre molto elevato degli eventi di vario genere inseriti in un cartellone nobile, con un occhio alle novità e traboccante di idee. Col passare degli anni le manifestazioni di concerti, opere e mostre, in Italia, si sono moltiplicate, seppur non sempre all’insegna della qualità. La competizione sul campo della scelta del pubblico, quindi, è divenuta assai più agguerrita (quasi dieci rassegne annuali nella sola Umbria). Insomma, ammaliare appassionati e curiosi non è più la passeggiata che si poteva fare nei magnifici anni Sessanta, quando il Due Mondi deteneva una sorta di monopolio. Altroché. Se si scorre l’intero Bel Paese, ci si rende conto che di rassegne di tutte le fogge ne sono germogliate a decine, se non a centinaia.

Manco a dirlo, quest’anno anche Spoleto fa una dedica ai centocinquanta anni dell’Unità d’Italia. Una sfilza di dediche a personalità del nostro Paese come Garibaldi, Nilde Iotti, Oriana Fallaci, Luchino Visconti, Giacomo Leopardi e tanti altri. Ad esempio, l’attrice Monica Guerritore sarà impegnata a ricordare una delle più grandi giornaliste italiane, Oriana Fallaci. Un altro attore, Massimo Ghini, e il più prolifico scrittore del momento, Andrea Camilleri, si occuperanno di Garibaldi e della Sicilia; il giovane ma affermato attore romano Claudio Santamaria celebrerà Pier Paolo Pasolini; il drammaturgo Marco Baliani si proporrà con una storia di brigantaggio; l’attrice Adriana Asti si dedicherà a una Milano scomparsa, quella del Risorgimento; altri attori, come Anna Maria Guarnieri e un regista teatrale come Maurizio Scaparro saranno testimonial dell’attività teatrale di Eleonora Duse, grande personaggio artistico tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Novità e spettacoli all’avanguardia, ma nel rispetto della consuetudine classica.

Centocinquanta anni per un paese solo. Ma secoli e secoli per i suoi mille luoghi, per le sue mille contrade. E dovunque la bellezza racchiusa nelle pietre, la realtà teatrale della vita, l’armonia di suoni sempre nuovi. Come qui. Come in questa città. Di questo Paese“. Parole di Giorgio Ferrara, direttore della manifestazione, intitolata anche al suo fondatore (1958), Gian Carlo Menotti (compositore e librettista italiano, anche se adottato dagli Usa e scomparso il 1° febbraio 2007), dopo cento anni dalla sua nascita.

Un Ferrara insediato al timone da quattro stagioni, quindi, navigato e particolarmente determinato a fare dell’attuale edizione qualcosa che resti negli annali. Come detto tantissimi spunti, appuntamenti – a cominciare dalla mattina per non finire mai prima delle dieci di sera – e una carovana di star, con l’intento di catturare anche i gusti dei giovani e sviluppare ulteriormente la vocazione internazionale della “sedicigiorni” spoletina (ci sono anche le biglietterie elettroniche, a dimostrare la voglia di mettersi al passo anche a livello tecnologico). L’organizzazione si aspetta una crescita del pubblico, degli incassi, dell’attenzione da parte delle istituzioni, degli artisti, degli operatori, delle aziende, dei media.

Un pittore e scultore italiano contemporaneo, Luigi Ontani, ha creato per il manifesto 2011 la figura di un’Italia-persona “titolare di una sempre verde e originale anima barocca, capace di fronteggiare esteticamente il mutare dei tempi“. Spazi e scorci architettonici, che la città di Spoleto presenta, contribuiscono a creare un dualismo tra arte antica e arte contemporanea, unico nel suo genere.

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