Da qualche giorno l’Arturo Brachetti della politica italiana è entrato in scena con l’ultimo dei suoi travestimenti: Antonio Di Pietro si è vestito da moderato; ha smesso i panni della protesta, che erano un po’ lisi, e ha indossato quelli della proposta che, anche se non gli stanno benissimo, vanno di moda.

La svolta ha colto tutti di sorpresa soprattutto nel partito e nella rete, tanto che c’è stato un accenno di rivolta soprattutto da parte dell’ala radicale e movimentista che fa capo a De Magistris; la tensione è aumentata quando una voce importante come quella dell’europarlamentare Sonia Alfano ha bocciato il nuovo corso moderato e ha indicato la necessità di rimanere nel recinto culturale della sinistra gramsciana (un po’ di confusione deve averla anche lei che forse non sa di sedere a Bruxelles tra i banchi dei liberali dell’ALDE, che non sono proprio gramsciani).

Ma ormai il dado è tratto, Di Pietro ha deciso che si vira al centro. E l’ha deciso in un istante, dalla sera alla mattina, senza alcun dibattito, proprio lui che parla sempre al plurale: ‘Noi dell’Italia dei Valori’. Ormai ricorda la parodia che fa Checco Zalone del frontman dei Negramaro: ‘tutto questo successo che noi Negramaro Ho riscosso, grazie ai dischi che noi Negramaro Ho venduto’. Così ha fatto Tonino: ‘Noi dell’IDV Ho deciso che in Parlamento si chiacchiera con colui che fino a ieri era Noriega, Videla, Hitler, capo dei capi, stupratore della democrazia…’

Non c’è da sorprendersi, questa non è la prima ambiguità del nostro eroe. Sul fronte più strettamente politico – per chi non lo sapesse (in molti, perché nessun giornalista lo ha ricordato) – Di Pietro è colui che ha introdotto la tanto odiata ‘remunerazione del capitale’: da Ministro delle Infrastrutture nel ’96 emanava un decreto sul servizio idrico secondo cui ‘Sul capitale investito…si applica un tasso di remunerazione fissato nella misura del 7%’ e dieci anni dopo, firmando il disegno di legge Lanzillotta, appoggiava la liberalizzazione dei servizi pubblici locali; in pratica è stato l’ispiratore del decreto Ronchi. Dopo pochi anni Tonino svolta e lo troviamo a capo del movimento referendario che vuole abrogare leggi che Di Pietro ha promosso, siamo di fronte a un caso patologico di sdoppiamento della personalità. Stessa storia per il nucleare, Tonino dice che ‘secondo Noi dell’Italia dei Valori è una tecnologia obsoleta e pericolosa’; Di Pietro dice che ‘secondo Noi dell’Italia dei Valori il nucleare oggi non è come quello di ieri, non facciamo demagogia’.

Stesso discorso per quanto riguarda la giustizia, Tonino urlava e imprecava contro i privilegi della ‘casta’ e contro l’impunità, mentre Di Pietro chiedeva l’immunità al Parlamento Europeo per evitare un procedimento civile.

Da Ministro delle Infrastrutture il Di Pietro statista era favorevole alle grandi opere ed in particolare alla TAV, tanto da essere additato come un ultras dell’Alta Velocità’, e diceva: ‘prendiamo la Torino-Lione, una linea fondamentale. Ogni volta che si fa qualche cosa si tira fuori la parola ambiente, non per salvarlo ma per conseguire risultati politici’, mai come ora Tonino tira fuori la parola ‘ambiente’.

L’odierna svolta moderata è solo l’ultima di una lunga serie ed è durata meno del previsto, si è fermata proprio al capolinea della TAV: Tonino smentisce Di Pietro e dice di preferire il mulo al treno ad alta velocità.

Per interpretare le scelte politiche del leader dell’Italia dei Valori non c’è più bisogno di analisti politici, ormai il caso non è più politico ma patologico.

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2 COMMENTI

  1. perciò io sostengo che dobbiamo liberarci al più presto di questa classe politica. Gira e rigira, di giorno litigano e di sera vanno a cena alla faccia nostra e con i nostri soldi! Di Pietro non è l’unico, purtroppo per noi.

    • Di Pietro non è l’unico ma è il peggiore…moralista senza morale, aizzatore delle folle e fomentatore del risentimento.

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