Bruxelles – Il Consiglio europeo che si è svolto lo scorso 23 e 24 giugno ha affrontato argomenti molto rilevanti: dalla possibile riforma di Schengen in tema di immigrazione, alla situazione della crisi greca fino alla politica economica dell’UE. Riguardo a questo ultimo punto il Consiglio dei 27 ha approvato gli orientamenti della Commissione sulle misure che i singoli paesi dell’UE devono adottare per stimolare le crescita economica, creare occupazione e tenere sotto controllo le finanze pubbliche.

Con la decisione riguardante la politica economica si è chiuso il primo semestre europeo, ovvero quel processo nel corso del quale tutti i paesi membri si sono tenuti in contatto e si sono consultati a vicenda durante la formulazione dei rispettivi piani di spesa e le rispettive politiche economiche interne per creare una strategia comune  più efficace.

Le raccomandazioni della Commissione europea, ora avallate anche dal Consiglio, erano state emanate il 7 giugno e derivano da una serie di approfonditi studi che l’Europa ha compiuto e che riguardano la valutazione dei diversi piani di risanamento (programmi di stabilità) e dei programmi nazionali di riforma. Con ciò la Commissione ha voluto fare un altro passo per aiutare gli Stati membri ad avanzare verso la crescita seguendo gli impegni economici assunti in tema appunto di crescita e occupazione. Adesso i governi dei 27 sono tenuti a rispettare questi orientamenti in sede di elaborazione dei rispettivi piani economici per il 2012.

Ovviamente come tutti gli Stati membri abbiamo ricevuto anche noi una raccomandazione ad hoc nella quale la Commissione dapprima  elenca quelli che anche noi in patria sapevamo essere i nostri problemi principali: crescita metà della media europea (1%), debito pubblico lordo altissimo (120% circa), disparità economica tra nord e sud.

Complessivamente la Commissione giudica positivo il piano di riforma nazionale che tiene a bada i conti e cerca di il riportare il disavanzo pubblico entro il 3% tramite appunto il rigore e la lotta all’evasione. Successivamente le osservazioni della Commissione si concentrano da una parte sul fatto che il piano nazionale di riforma dovrebbe essere sostenuto da misure più concrete per il periodo 2013-2014, dall’altra che servono misure capaci di rinvigorire l’economia italiana anche nel breve periodo (2011-2012).

Si deve quindi rafforzare il “potenziale di crescita e di creazione di posti di lavoro, favorire il recupero delle regioni meridionali, migliorare il funzionamento del mondo del lavoro e migliorare il contesto imprenditoriale. In conclusione dunque la ricetta della Commissione verte su punti, come il risanamento dei conti e il controllo della spesa, che il nostro Tremonti ha fatto suoi da tempo, ma si concentra anche su fattori che non si riconoscono proprio come prerogative italiane: “combattere la segmentazione del mondo del lavoro e il lavoro nero, aprire il settore dei servizi ad una maggiore concorrenza in particolare nell’ambito dei servizi professionali ed aumentare gli investimenti del settore privato in ricerca e sviluppo. ”

La Commissione non indica quali possano essere le misure specifiche per arrivare agli obiettivi inclusi nelle raccomandazioni. Questo spetta ai governi nazionali; una grande manovra finanziaria è alle porte e si auspica che al suo interno trovino spazio provvedimenti in linea con la raccomandazione della Commissione che ci aiutino a raggiungere almeno la crescita media europea.

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