“Gli scandali sessuali vendono. Il povero Dominique nic nic l’ha capito sulla sua pelle. Non vendono abbastanza i ravvedimenti. Mi spiego meglio. Straus Can Can arrestato per violenza sessuale: tutti i quotidiani del mondo in prima pagina. Gente che pensava che il Can Can fosse un ballo birichino, si è ritrovata a conoscere i particolari della vita del nostro povero amico. Addirittura abbiamo saputo il segno zodiacale della sua babysitter e cose importanti come che tipo di ammorbidente preferisce sua moglie.

Ora che il nostro eroe è stato prosciolto e liberato, qualche trafiletto qua e là. La sua reputazione è ormai ridotta un cencio, non potrà mai più entrare in una sala comune senza che tutti si diano gomitate e ridano sotto i baffi, non potrà mai più guardare un sedere in santa pace. Mi chiedo allora quale sia la libertà di stampa. La libertà di gettare in pasto a una pletora di osservatori dal buco della serratura la vita di chiunque sia famoso e forse colpevole? Il processo sommario mi ricorda quelle belle impiccagioni del far west. Bastava un albero, un cavallo e una corda. Da allora non è cambiato nulla, è solo peggiorato. Mi spiace che i palinsesti tv prevedano, di questa stagione, solo le repliche delle repliche delle repliche di Don Matteo, sennò qualche perla come Mara o Barbara avrebbero avuto di che parlare. Sinceramente sento di ammirare sempre di più quel bellimbusto di Mosley, il presidente della Formula Uno. Colto sul fatto mentre si faceva frustare da dame di compagnia della regina in tenuta da SS, non si è dimesso e ha sfidato il mondo dicendo che la sua vita privata erano fatti suoi. Ecco. Bisogna tener testa a questa stampa da alberghi a ore, ai cronisti da Bordello Bar. Se fosse successo a Roma, il fatto di Dominique sarebbe andato meglio, signorine in cerca di notorietà diversamente orientate alle pratiche sessuali ce ne sono tante, non ci avremmo dato peso, una più una meno; magari, poi si scopriva che era la nipote di qualcuno importante…”

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