La guerra del Vietnam è, in parte, retaggio della colonizzazione francese che ebbe fine nel 1954 con l’umiliante sconfitta della Francia a Dien Bien Phu e l’accettazione degli accordi di Ginevra. A Ginevra si era deciso di dividere il Vietnam in due all’altezza del 17° parallelo: da una parte la Repubblica democratica del Vietnam (Nord) e dall’altra la Repubblica del Vietnam (Sud). Cominciò con una guerra civile tra vietnamiti per finire in un conflitto internazionale in pieno svolgimento della Guerra Fredda con l’implicazione diretta degli USA, terrorizzati che il comunismo contagiasse tutto il Sud-Est asiatico. Alla fine per che cosa? Per una pesante sconfitta statunitense,  il crollo del loro alleato del sud e la riunificazione del Vietnam per mano del Nord comunista nel 1975. Saigon fu ribattezzata Ho-Chi-Minh ville in onore di colui che viene considerato ancora oggi l’eroe del Vietnam.  Dopo 20 anni di guerra (Prima contro i francesi, poi contro gli americani e infine contro loro stessi) il Paese era rovinato. La rete ferroviaria  impraticabile, le città industriali e le foreste rase al suolo, le vittime milioni: vedove, orfani, mutilati.

Dal 1976 il Partito Comunista si lancia nell’edificazione del socialismo, ma la trasformazione economica fu un totale fiasco, fiasco accentuato dalla siccità che colpì il Paese nel 1977. Ed è proprio in quello stesso anno che il Vietnam conobbe la prima ondata di Boat People. Anche se nel Paese non ci furono i massacri perpetrati in Cambogia dai Khmers Rossi, per il Sud la riunificazione non fu senza insidie: persecuzioni religiose, indottrinamento, internamento in campi di “rieducazione” per i “valletti di Thieu” ( i sospettati di aver lavorato per il vecchio regime),  confisca di tutti i beni ai “capitalisti” (medici, commercianti…). Malgrado il divieto di lasciare il Paese, la maggior parte dei vietnamiti aveva una sola idea: fuggire a qualsiasi prezzo.  E’ in questo contesto politico che migliaia di persone abbandonano le proprie case, i loro amici, il loro passato e salgono su barconi sgangherati verso un futuro migliore.

Qualcuno disse per descrivere la guerra in Vietnam che “ad eccezione della bomba atomica, si è utilizzato qualsiasi mezzo per distruggere i viet-cong”. Gli americani, essendo incapaci di combattere in un ambiente ostile fatto di risaie e di giungla, pensarono bene di riversare massicciamente sul suolo un potente diserbante. L’ultimo “test” fu effettuato il 10 agosto 1961 nella provincia di Kontum, nel cuore del Paese. Fu il preludio dell’operazione “Reach Hand”, la più grande guerra chimica di tutta la storia dell’Umanità. L’obiettivo era distruggere la foresta tropicale per impedire ai nord-vietnamiti di nascondersi, ma anche annientare e avvelenare le riserve di cibo per affamare i combattenti e la popolazione loro complice. Si tratta del primo ecocidio della storia. Gli agenti chimici noti con il nome di “Agente Arancio”, sono stati sparsi su quasi tutto il territorio del Vietnam tra il 1961 e il 1971. La quantità varia tra gli 84 e 100 milioni di litri (cifre ufficiali, quelle ufficiose vogliono che si moltiplichi questi dati per 3,5). Ma la cosa fondamentale è che le vittime dell’ Agente Arancio non sono vittime di ieri ma di oggi. Si tratta di un dramma tremendamente attuale. Oggi nascono bambini con due teste, senza occhi, senza membra, genitori sani procreano bambini malformati . E siamo alla terza generazione, tanto che i vietnamiti si chiedono se fare ancora figli… L’anno scorso, proprio il 10 Agosto, la Vice-presidente dell’Assemblea nazionale, la Sig.ra Tong Thi Phong, dichiarò che nel suo Paese c’erano ancora 4 milioni di persone contaminate. Le terrificanti conseguenze sanitarie e ambientali di questa guerra chimica sono di un’attualità scottante. Ma, anche se la diossina riesce ancora ad attraversare la placenta delle madri, l’informazione sull’utilizzo e la persistenza di questa sostanza non riesce ad attraversare lo scudo dei grandi media locali. L’8 e 9 Agosto ci sarà ad Hanoi una Conferenza internazionale che riunirà scienziati, vittime e rappresentanti di organizzazioni internazionali che chiederanno al governo  un comportamento che renda giustizia alla popolazione, un applicazione corretta del diritto internazionale e si spera che il 10 Agosto, ormai consacrata giornata della memoria per le vittimi dell’Agente Arancio, il velo di omertà si squarci. E gli USA in tutto questo? Solo oggi si sta attuando un riavvicinamento tra i due Paesi a proposito di questo crimine. E’ stato previsto uno stanziamento di 300.000 dollari, spalmato su 10 anni, per provare a decontaminare alcune zone (quando negli USA, per il 2010, sono stati previsti 11 miliardi di dollari per “curare” i veterani contaminati!). Un piccolo primo passo? Il fatto è che se si analizzano latte, uova, tessuti di persone che vivono nei 28 siti  ufficialmente contaminati troviamo residui di diossina 1 milione di volte superiore a quella ammessa nei Paesi  occidentali. E sono passati 40 anni. Il piccolo passo va bene, ma ne devono seguire molti altri.

Ci sarebbe ancora tanto da dire su pena di morte, minoranze violate, libertà imbrigliate. Queste violazioni diventano “secondarie” davanti all’ecocidio,  si possono combattere, prima o poi ci si “libera”, ma si potranno mai liberare i vietnamiti dall’Agente Arancio?

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