Il nostro inguaribile anticonformismo ci ha indotto, sparuta minoranza, a dubitare sin dal primo giorno della autenticità delle accuse terribili rivolte nei confronti di  Dominique Strauss Kahn. Le stesse, peraltro vergognose, modalità spettacolari del suo arresto e della esibizione dei polsi ammanettati e del suo volto segnato dinnanzi alle televisioni di tutto il mondo, ci hanno subito fatto pensare ad un complotto ben preparato e con coinvolgimenti di altissimo livello, sia in America, che fuori.

Adesso che pare accertato che si sia trattato di una imboscata, chi ripagherà l’uomo e la sua famiglia dei danni incommensurabili patiti? Chi gli restituirà il ruolo, gli onori e le responsabilità del rango perduto? Chi lo soccorrerà durante gli incubi notturni, quando si sveglierà terrorizzato, mentre rivive l’angoscia incancellabile che lo accompagnerà per sempre?

Ci auguriamo che in sua difesa vengano versati almeno gli stessi ettolitri di inchiostro che, con articolesse al veleno, le femministe ed i ruffiani di tutto il mondo ci hanno ammannito, descrivendo l’uomo politico francese come un orco e chiedendone la punizione esemplare, sia come campione di esecrabile maschilismo che come rappresentante di una casta di potenti da umiliare. La civiltà imporrebbe che un esercito di giornalisti si radunasse dinnanzi alla casa dell’ex Direttore del FMI per presentare le proprie scuse, componendo una coda che vada da una parte all’altra di Manhattan in senso longitudinale. Inoltre la Francia dovrebbe bloccare il processo di nomina della sostituta e chiedere, con il sostegno di tutti i Paesi avanzati, la sua reintegrazione nel prestigioso incarico, che è stato costretto ad abbandonare immediatamente dopo il clamoroso arresto.

Un grande Paese come gli USA, che vanno orgogliosi del loro sistema giudiziario, oggi, hanno il dovere di scoprire chi, come e perché ha organizzato un complotto così atroce per eliminare dalla corsa per l’Eliseo quello che appariva il concorrente più accreditato.

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