“Non si può tollerare che a legittime manifestazioni di dissenso cui partecipino pacificamente cittadini e famiglie si sovrappongano, provenienti dal di fuori, squadre militarizzate per condurre inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge”. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto così intervenire sugli scontri avvenuti in Val di Susa nell’ambito della protesta dei No Tav. Un monito, quello del Capo dello Stato, per ristabilire la dignità del libero e democratico dissenso senza l’uso della forza a cui hanno fatto eco le dichiarazioni dei partiti.

Il deputato del Pd Stefano Esposito ha accusato “Alberto Perino, Lele Rizzo e i vari capi dei comitati No Tav” di avere “invocato l’assedio del cantiere e utilizzato parole d’ordine violente e insurrezionaliste, nonché Beppe Grillo e i suoi seguaci piemontesi [..] stanno gettando benzina sul fuoco”.

L’evidente escalation di tensione alimentata dall’ennesima strumentalizzazione politica, sparge il seme della violenza, nella disperazione di chi sa che in realtà potrà fare poco o nulla per fermare la linea ferroviaria dell’alta velocità Torino-Lione. Il governo ha deciso, l’europa giustamente chiede un potenziamento della rete di trasporto e la Val di Susa dei No Tav si beve la pozione di Grillo che ritratta a capo chino con un sano mea culpa per non avere fatto intendere la condanna alle violenze contro la polizia.

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