“L’arte è una fine riflessione sulla crudezza della realtà messicana, con lucidità caustica”. Con questa frase lapidaria, nel 2009, Teresa Margolles firmava il padiglione messicano alla Biennale di Venezia, continuando la sua aspra denuncia contro il narcotraffico e i crimini di Ciudad Juárez, città situata nello stato messicano del Chihuahua, al confine con gli Stati Uniti, e considerata, secondo le ultime statistiche, la città più pericolosa del mondo davanti anche a Caracas e a New Orleans, con quasi 3000 omicidi all’anno. Omicidi perpetrati per la maggiore ai danni di giovani donne di umile estrazione sociale, rapite per strada, violentate, torturate, uccise e fatte scomparire nell’infinito deserto messicano, come tristemente testimoniano il libro-denuncia di Sergio González Rodríguez “Huesos en el desierto” e, appunto, l’esposizione “Frontera” della Margolles, protagonista al Museion di Bolzano fino al 28 agosto.

Come aveva già fatto per la Biennale di due anni fa, durante la quale ebbe l’idea di trascinare all’interno di Palazzo Rota Ivancich ciò che rimaneva dei cadaveri, creando così un contatto quasi tangibile con i visitatori, l’artista messicana ha creato per l’occasione opere di grande e profondo impatto visivo ed emotivo. Il percorso espositivo esibisce infatti come elementi centrali due muri ad altezza uomo, “Muro Ciudad Juárez” e “Muro Baleado (Culiácan)”, direttamente provenienti dal Messico, ma ricostruiti a Bolzano, nei quali è palesata la cruda violenza delle due città, attraverso la concreta rappresentazione dei fori lasciati dalle pallottole durante le uccisioni di due poliziotti nella città di Culiácan e di quattro giovani tra i 15 e i 25 anni nella città di Juárez nel 2010. Oltre alla tragicità delle installazioni, è inoltre presente, per la prima volta in assoluto, l’azione filmica “¿Cuanto dolor puede soportar una Ciudad?”. Una Ciudad che è Juárez come può essere Parigi, che è Culiácan come può essere Londra, che è Città del Messico come può essere Roma, perché ogni luogo ha in sé storie dolorose.

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