Il mondo dell’informazione è attanagliato da una domanda: cosa farà Santoro? Secondo lo stesso Santoro e i suoi supporters del FattoQuotidiano dalla risposta a questa domanda dipendono le sorti della libertà nel nostro paese. La7 era la nuova televisione che doveva scardinare il duopolio berlusconian-partitocratico? Se non c’è Santoro è la tv dei ‘poteri forti’ che opprime la libertà per il suo conflitto di interessi; Mentana era il grande giornalista che ha rotto la cappa dei tg di regime e che è stato epurato da Mediaset per salvaguardare la propria autonomia? Se non la pensa come Santoro è un giornalista ‘diversamente libero’, servo dei potenti, e così via…

La vicenda del contratto con La7 non è altro che l’ultimo tassello nella costruzione del mosaico del Martire Santoro; ormai il conduttore di Annozero fa coincidere la propria causa con quella della libertà di stampa e di parola: democrazia e libertà in Italia dipendono dalle clausole nei suoi contratti, chiunque non accetti integralmente le sue condizioni o limita il suo smisurato ego è un oppressore della Libertà e di conseguenza un nemico della democrazia.

In quest’ottica va contestualizzata l’accusa di ‘diversamente libero’: come Mentana, tutti i giornalisti che non impongono contratti a-la-Santoro sono ‘diversamente liberi’, lo sono anche Floris, Fazio, Gruber, Lerner, Vespa, Telese, Ferrara… l’unico’veramente libero’ è lui. Lui che rivendica il ‘diritto di determinare il contenuto dei contratti’, un diritto ‘assoluto’ dal momento in cui non viene riconosciuto pari diritto all’editore che dovrebbe versargli lo stipendio e finanziare il programma.

Il suo personaggio, che ha tutta la forza e i mezzi per andare in onda quando vuole (le sentenze della magistratura gli permettono di continuare Annozero se rinuncia alla buonuscita milionaria), rischia di offuscare le vere epurazioni di chi non fa la parte del martire, come quella che il ‘diversamente libero’ Mentana ha pagato con la disoccupazione o come quella della Annunziata che si è consumata  proprio in questi giorni nella liberissima RaiTre.

Il protagonismo di Santoro è l’emblema della personalizzazione dell’informazione che allontana dalla ‘notizia’ e centra l’attenzione sulla ‘persona’, sui suoi contratti, i suoi compensi, le trattative, le buonuscita, ecc. In questo senso può essere considerato come il Berlusconi del giornalismo: perennemente perseguitato (non dai magistrati, ma dagli editori), non ha esitato a candidarsi alle Europee per fare della propria vicenda una battaglia politica e, come Berlusconi fa coincidere il futuro del Paese con il proprio successo, così Santoro fa coincidere il futuro della libertà d’informazione con il proprio share. Per costruire e rafforzare l’immagine di vittima del sistema, di Martire per la Libertà è necessario avere dei nemici e nel caso di Santoro non sono i giudici, i giornali e i comunisti ma Berlusconi, l’Agcom e i ‘poteri forti’.

Una concezione del genere, basata sulla schmittiana dicotomia amico/nemico, è una concezione politica dell’informazione, una concezione militante che delegittima le posizioni diverse, che fa a cazzotti con il ‘pluralismo’ che è l’unica garanzia da ogni assolutismo, anche dall’assolutismo di chi si crede l’unico uomo libero in un mondo di servi.

Il pluralismo in Italia è garantito dai tantissimi giornalisti ‘diversamente liberi’ che non possono imporre condizioni agli editori o ai direttori, ma che cercano di conquistare e difendere giorno per giorno il loro spazio, la loro credibilità e il loro pubblico. Michele Santoro è una voce importante, che sicuramente ascolteremo anche nel prossimo autunno, ma non è lui a garantire la libertà d’informazione in Italia… per fortuna.

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4 COMMENTI

  1. Sono abbastanza d’accordo con Capone sull’ego Santoriano, però esso c’entra ben poco con la malattia (ormai quasi terminale) dell’informazione in Italia. Chi è l’unico giornalista televisivo a produrre inchieste e ‘rumore’ con ascolti che spesso vincono le serate di Prime Time? Santoro. Chi è il padrone di Mediaset? Berlusconi. Chi controlla la Rai attraverso il governo? Berlusconi. Chi si avvantaggia dall’assenza di Santoro dal giovedì sera di Rai2? Mediaset. Se un giornalista (per vanitoso che egli sia) è in grado di fare informazione e discussione su temi che altrimenti sarebbero banditi dalla mente stessa di due terzi degli elettori, il servizio PUBBLICO se lo deve tenere, a qualunque costo. Invece, a qualunque costo lo manda via. Per cui, ben più cruciale del martirologio di Santoro, è il martirio dell’informazione, del diritto all’informazione e dei cittadini elettori il cui voto sarebbe inappellabile solo se effettuato in situazione di piena conoscenza e consapevolezza dei fatti. A mio umile parere, l’equazione Berlusconi=Santoro è accettabile più o meno quanto quella Hitler=Eisenhower, o Saddam=Bush. Ma è solo l’opinione di un semplice cittadino.

    • Berlusconi=Santoro è parte della similitudine più ampia personalizzazione della politica=personalizzazione dell’informazione (non a caso la trasmissione si chiama Anozero/Spazio Santoro)…
      Santoro è un grandissimo anchorman e lo dice uno che, quando può, guarda le sue trasmissioni ma conduce una battaglia tutta sua, utile alla costruzione e beatificazione del suo personaggio.
      Per quanto riguarda la Rai, per me l’unica soluzione è la privatizzazione (come ho scritto in questo articolo), solo in quel caso si potranno valutare le scelte editoriali basate su costi/benefici e non su criteri politici
      http://www.rivoluzione-liberale.it/rai-le-nuove-frontiere-dell%E2%80%99informazione-pubblica/.
      Detto questo Santoro se vuole può restare in RAI (sentenza del giudice del lavoro), può andare a La7 e anche a Sky…se però egli non riesce a concludere un contratto che gli aggrada non vuol dire che manchi libertà di informazione (come non vuol dire che c’è libertà se egli concluda contratti che gli convengono).
      il punto è che Santoro ragiona da ‘partigiano’, da ‘politico’ sulla linea amico/nemico, bianco/nero e da questo suo modo di ragionare sono influenzate anche le sue pseudo-inchieste e docu-fiction che partono da impalcature e tesi precostituite, partono da pregiudizi (fa propaganda). I fatti separati dalle opinioni diceva il compianto Lamberto Sechi.
      Lasciamo da parte Berlusconi (che influenza troppo i giudizi di ognuno): le inchieste di Santoro non sono finalizzate alla ricerca della verità, ma ad un obiettivo politico, la distruzione (morale) dei suoi avversari…che fine ha fatto Spatuzza? il suo super-ospite Ciancimino e il castello di pizzini taroccati è crollato e Santoro non ne ha più parlato. Le inchieste di De Magistris sono finite nel nulla e niente più trasmissioni…gli assolti sono stati sputtanati e non hanno avuto diritto di replica, nè scuse, De Gennaro e Mori sputtanati senza che sia stata ristabilita la verità.
      Questa è partigianeria, le inchieste sono altra cosa…ciò che mi preoccupa di più è che in Italia anche la magistratura prenda ispirazione dai metodi di Santoro, con buona pace delle garanzie.

  2. Santoro o meno (che a livello professionale è un grande, come la maggior parte degli epurati RAI) i veri problemi sono la RAI politicizzata e l’inesistenza di un vero mercato della televisione. Privatizzare e liberalizzare sono le parole d’ordine, e teniamo presente che sul mercato le alternative all’etere (analogico o digitale che sia) ci sono già, è solo questione di investirci e diffonderle.

  3. Perfettamente d’accordo…ma che senso ha nel 2011 avere una televisione di Stato?
    con l’abolizione del canone e la liberalizzazione del mercato sparirà anche la concezione della ‘epurazione’ che ha senso solo in uno Stato parasocialista come il nostro: se un giornalista o conduttore capace viene licenziato perchè in contrasto con il proprio editore, in un mercato libero non avrà difficoltà a trovare un altro editore pronto ad aumentare ascolti e raccolta pubblcitaria grazie alle sue competenze….Santoro è solo la manifestazione più evidente del cortocircuito italiano tra politica e informazione (come Berlusconi lo è per politica e giustizia).

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