Bruxelles – La scorsa settimana con una conference call in notturna i ministri dell’economia dell’eurozona si sono accordati per liberare verso Atene l’ultima tranche (12 miliardi di euro) del piano di aiuti complessivo da 110 miliardi di euro deliberato circa un anno fa a Bruxelles. Il pagamento sarà attuato entro il prossimo 15 luglio dopo che il Parlamento greco, la scorsa settimana, ha dato il via libera a misure di austerità per circa 28 miliardi di euro. Per la Grecia ovviamente sarà una “massiccia perdita di sovranità”, copyright Jean Claude Junker (premier lussemburghese e presidente dell’eurogruppo), nella politica economica nazionale; ad Atene saranno, infatti, mandati esperti europei in materia di privatizzazioni per poter vendere asset pubblici per un controvalore di circa 50 miliardi di euro.

Nonostante queste misure gli ultimi miliardi deliberati serviranno per coprire soltanto le spese di luglio, il che significa che l’estate non passerà via tranquilla. Per settembre i ministri dell’eurogruppo dovrebbero deliberare la seconda sostanziosa parte del piano di salvataggio sul quale ancora non si è trovato un accordo di massima. L’eurogruppo ha poi rivelato che nel nuovo piano di salvataggio sarà coinvolto anche il settore privato da cui ci si aspetta un “contributo” di circa 30 miliardi di euro entro il 2014. La partecipazione al debito greco dei privati sarà, nelle prossime settimane, illustrata meglio da Bruxelles, dopo che nella scorsa riunione i ministri si sono limitati a tracciarne i principi generali. La situazione attuale non può essere considerata soddisfacente, l’immissione di soldi nelle casse greche per salvare i crediti delle banche francesi e tedesche, ha bisogno di un colpo di reni tramite il quale si riesca a uscire dall’attuale situazione di stallo.

Secondo Giuliano Amato e Guy Verhofstadt, che a quattro mani hanno scritto un appello al Consiglio europeo riportato dal Corriere della Sera di lunedì scorso, la soluzione sarebbe l’emissione di eurobond. La stabilizzazione della crisi greca potrebbe avvenire tramite la conversione di una quota del debito nazionale in obbligazioni UE; “questo attirerebbe flussi finanziari verso l’Europa piuttosto che spostamenti fiscali al suo interno”. Secondo Giuliano Amato l’eurobond sarebbe inoltre di facile approvazione tramite la cooperazione rafforzata e non necessiterebbe quindi dell’unanimità e in più i bond potrebbero essere emessi da istituzioni già esistenti, come l’European Financial Stability Facility (EFSF), senza necessità di gravare ulteriormente sull’amministrazione europea già abbastanza ingombrante.

Tutto questo con un aggiustamento: “la conversione di una quota del debito nazionale verso l’UE non deve essere posta sul mercato”, dicono Amato e Verhofstadt dalle colonne del Corriere, e potrebbe essere detenuta dall’UE in modo da slegarsi dalle agenzie di rating e dalle possibili speculazioni. Per salvare il paese ellenico da un default le cui conseguenze riguarderebbero tutto il vecchio continente, senza eccezione, la necessità è in definitiva di scostarsi dalla logica assistenziale fino ad ora perseguita.

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