Continuano i tagli nel sociale a svantaggio del welfare state. I soggetti più penalizzati sono, ancora una volta, i cittadini più fragili: le persone diversamente abili, gli anziani non autosufficienti, le famiglie e gli inoccupati. Gli interventi di bilancio hanno drasticamente ridotto la consistenza del Fondo per le politiche sociali e per la non autosufficienza, quest’ultimo, in particolare, risulta praticamente azzerato dalla Legge di stabilità 2011. Si tratta di una situazione che amplifica il divario tra l’Italia e gli altri paesi europei in termini di spesa pubblica a sostegno della disabilità e della non autosufficienza, in un Paese, il nostro, dove le persone non autonome sono circa 2,6 milioni, come confermato dai dati Istat.

I trasferimenti agli Enti locali sono praticamente scomparsi, creando, già da quest’anno, un’emergenza che diverrà preoccupante nel corso del 2012. Nello specifico la cancellazione progressiva del Fondo per le politiche sociali e di quello per la non autosufficienza farà perdere, dal 2012, ogni assistenza al 20% delle persone disabili e anziane al Nord, al 30% al Centro e al 50% al Sud. Un allarme documentato e allargato, lanciato più volte dalle associazioni dell’impegno civile, dalle organizzazioni sindacali, dagli amministratori locali, indipendentemente dallo schieramento politico.

Il Governo ha bocciato gli emendamenti al Milleproroghe che le regioni italiane, attraverso la Conferenza delle Regioni, avevano approvato all’unanimità e che prevedevano il ripristino di 400 milioni di euro per il Fondo nazionale per la non autosufficienza. Tuttavia entrambi gli emendamenti, presentati e finalizzati all’ottenimento di questo risultato, sono stati rifiutati dal Governo in sede di discussione con le Regioni. “Sulla non autosufficienza abbiamo incassato un secco no”, ha commentato la coordinatrice della Conferenza delle regioni per il welfare Lorena Rembaudi. “Avevamo chiesto 400 milioni, invece non c’è nessuna cifra a disposizione. Così si abbandonano anziani, disabili e famiglie”.

Nel Fondo per le politiche sociali, la fonte nazionale di finanziamento specifico degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie, sono comprese voci quali asili nido, assegni ai nuclei familiari, assegni di maternità, agevolazioni ai genitori di persone con handicap grave, integrazione e facilitazioni varie per i portatori di handicap, agevolazioni alla natalità, inclusione sociale. Hanno subito tagli il Fondo per le politiche della famiglia (meno 72 per cento rispetto al 2010), il Fondo per le politiche giovanili (meno 86 per cento), il Fondo per l’infanzia e l’adolescenza (meno 2 per cento).

Dietro i termini “riqualificazione” e “riordino” sono nascosti pesanti tagli alle risorse destinate al sostegno socio assistenziale. Sotto accusa anche i criteri per l’individuazione del bisogno, che  le parti in causa, soprattutto sul fronte della disabilità, considerano strumenti in grado di armonizzare e razionalizzare il comparto solo apparentemente.

A proposito di dialogo con le parti politiche, il Senatore Enrico Musso del Partito Liberale Italiano, ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta per contestare l’obbligo, imposto dal Governo, di doppio controllo medico per l’accertamento della condizione di disabilità, da parte dell’ASL e dell’INPS. Contestati burocratizzazione, aumento della spesa e, soprattutto, ritardo nel riconoscimento dei diritti civili dei disabili. Come si legge nel testo dell’interpellanza “L’istituzione della visita diretta presso una commissione INPS da parte dei soggetti in causa produce un disagevole doppio controllo in virtù dell’obbligo di accertamento di revisione dell’invalidità civile, sordità civile e cecità civile già di competenza delle ASL”.  Al Consiglio dei Ministri si chiede di sapere “Quali misure i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, intendano adottare al fine di evitare un inutile dispendio economico di risorse a seguito dell’istituzione di una doppia commissione gestita da INPS e ASL, lontana dal principio ispiratore del buon andamento della pubblica amministrazione sancito dall’art. 97 della Costituzione; quale piano di intervento si intenda operare nella determinazione definitiva delle procedure di assegnazione dell’invalidità al fine di evitare disagio nell’applicazione delle misure temporanee previste dall’INPS”.

Ridotte, inoltre, moltissime prestazioni sociali che non riguardano esclusivamente le persone con disabilità ma milioni di cittadini autosufficienti che versano però in situazioni economiche precarie, non sufficienti. Non si può dimenticare che, come documentato dai dati Istat, in Italia circa un quarto della popolazione (24,7%) sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale, un valore superiore alla media europea del 23,1 per cento. Nonostante tutto il nostro Paese dedica solo poco più dell’1% del proprio PIL all’assistenza. Donne, anziani, disabili, disoccupati, migranti, giovani, i loro diritti e le loro possibilità di essere inclusi nella società sono posti in secondo piano anziché essere prioritari. A rischio la coesione sociale. È sempre più evidente l’esclusione, il precariato, la mancanza di sostegno alle famiglie con disabili e non. L’Italia si trova nel pieno di un’emergenza nazionale assistenziale che se non verrà sanata in tempi rapidi rischia di affossare il Paese, riversando su di esso danni irreparabili.

L’anno 2011 è stato definito l’anno del volontariato, tanto che nelle scuole i ragazzi ricevono anche dei crediti in più se sono impegnati in attività di questo tipo. E bene sì, il volontariato. L’emergenza sociale viene spesso rimandata alle tante associazioni di volontari che ogni giorno assistono, sul territorio, le persone in difficoltà, disabili, poveri, anziani, cercando di colmare i vuoti di uno stato non sempre presente.

Le manifestazioni di piazza chiedono alle forze politiche più rispetto per i diritti civili dei cittadini a rischio nella scuola, nel lavoro, nell’assistenza e che la crisi non può comprimere.

Dalla famiglia ai disabili, dai servizi per l’infanzia alle politiche giovanili, nel 2011 i finanziamenti statali destinati alle politiche socio-assistenziali hanno subito un crollo verticale. I fondi sociali ricevono poco più di 349 milioni di euro, l’86,1% in meno rispetto al 2008. Penalizzato soprattutto il welfare dei servizi e tenuto in piedi il welfare monetario, finalizzato a ‘fare cassa’.

L’attenzione verso le fasce più deboli della popolazione, e per primi i diversamente abili, è un indicatore del livello di civiltà di una nazione. Il nostro è un Paese dotato di una Carta costituzionale tra le più avanzate tra le Carte Fondamentali degli Stati moderni ma, come ricorda il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, “ la Costituzione va letta, va studiata e va praticata, prendendo le mosse dai principi fondamentali che costituiscono la sua ragione d’essere”.

Occorrerebbe recuperare il senso dell’etica civica e dell’etica pubblica in ogni spazio della società e della politica, cercando così di risollevare “le magnifiche sorti” della nostra società, riportando in auge i diritti civili dei cittadini. Una battaglia di civiltà, nella quale i liberali non possono che schierarsi in difesa della persona.