Medesimo giorno, medesima età. Fiore di Neve e Lily, entrambe sette anni nella Cina del diciannovesimo secolo, subiscono assieme la tradizionale ma altrettanto dolorosa fasciatura ai piedi, che le porterà ad unirsi indissolubilmente nel nome del “laotong”, il sacro vincolo dell’amicizia spontanea. Un avvenimento, quest’ultimo, che le condurrà, anche dopo i rispettivi matrimoni, a comunicare di nascosto tra di loro, avvalendosi del segreto codice linguistico “nu shu”, appreso quando erano ancora piccole e scritto tra le pieghe degli antichi ventagli bianchi di seta. Simmetricamente, nella frenetica Shangai del ventunesimo secolo, la salda amicizia tra Nina e Sophia è messa in discussione dall’esigente vita moderna, scissa tra grigie esistenze e ansie di progresso. Solo la riesumazione del sacro “laotong”, alla ricerca delle loro origini, impedirà la frattura delle loro indivisibili anime.

Tratto dal bestseller di Lisa See “Fiori di neve e il ventaglio segreto”, la nuova pellicola del cinese Wayne Wang esplora i meandri della sua cultura in tinte melò, giocando di contrappunto tra la complicata situazione delle donne nella società del 1800, sottomesse al volere degli uomini e costrette alla violenza del bendaggio dei piedi, poiché si pensava che solo coloro che li avessero sottili potessero essere desiderabili e quindi destinate a trovar marito, e quella, apparentemente migliore, del terzo millennio, sullo sfondo di due storie parallele di sana amicizia, amore velatamente saffico e incessante speranza e illusione. L’incastro però tra presente e passato, tradizione e innovazione è spesso annebbiato e confuso, costantemente incline alla facile commozione. Soffermandosi troppo sull’alternanza temporale e su ritmi noiosamente distesi, Wang fa perdere incisività ad una storia dalle affascinanti intenzioni, ma che non riesce mai a prendere la giusta traiettoria, crollando su sé stessa per mancanza di organicità.

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