Per dissipare le voci che lo davano dimissionario dopo l’approvazione della manovra Tremonti ha detto – citando Tito Livio – ‘Hic manebimus optime’ (Qui staremo benissimo);  di certo non poteva riferirsi all’Italia che, negli ultimi giorni di turbolenze finanziarie, sembrava correre la stessa sorte dei PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna). Fino a poco tempo fa il ‘ministro-che-prevede-le-crisi’ era rassicurante, ad Aprile Tremonti diceva : “Non abbiamo emergenze o urgenze, non ci sarà alcun intervento drammatico nel 2011 o nel 2012” e aggiungeva soddisfatto “Noi non siamo più il terzo debito pubblico al mondo perché in valore assoluto siamo stati superati dalla Germania”, i mercati, con lo spread btp-bund oltre 300 punti, non l’hanno pensata allo stesso modo.

Grazie all’intervento di Napolitano, che ha invitato ad un’azione di responsabilità tutte le forze politiche, il peggio sembra passato: la manovra verrà approvata in tempi rapidi ed ha ottenuto il plauso dell’Europa, del FMI e delle agenzie di rating.

Tutto a posto? Niente affatto. Le istituzioni internazionali hanno approvato i numeri della manovra che evitano il default, ma hanno dato indicazioni precise su quali sono i nodi futuri da sciogliere (e che la manovra non affronta). Draghi ha sottolineato come la credibilità dei paesi dell’Euro non è più garantita dalla solidità della Germania, ma va ‘guadagnata sul campo’ e che, se non ci saranno ulteriori tagli della spesa pubblica, inevitabilmente dovranno aumentare le tasse; il FMI evidenzia come per ora le uniche garanzie vengano dal privato: ‘I solidi bilanci delle famiglie, l’assenza di bolle immobiliari, i tradizionalmente alti risparmi privati sono fra i punti di forza dell’Italia’, mentre sono da risolvere le inefficienze del pubblico e indica in riduzione della spesa pubblica, riforma delle pensioni e alleggerimento dello Stato le soluzioni per superarla crisi; praticamente la ricetta che sulle pagine del nostro giornale ha suggerito il Presidente Scognamiglio (http://www.rivoluzione-liberale.it/italia-come-uscire-dalla-crisi-2/).

Un governo che si regge sui peones, che è falcidiato dalle inchieste della magistratura e che ha solo la forza di sopravvivere non è in grado di fare queste riforme, servirebbero quelle che si chiamano ‘larghe intese’, quelle che si trovano solo quando si devono tutelare i privilegi della casta o quando si deve evitare l’abolizione delle province (come di recente hanno fatto PD-PDL-Lega).

Servirebbe una terapia d’urto, come quella proposta da Zingales sul Sole24Ore, che porti al pareggio di bilancio in un anno, una rivoluzione copernicana rispetto alle politiche degli ultimi anni: lo Stato non può più aumentare le tasse né fare debito e siccome non cresce deve ridurre i costi e vendere. Dalla patrimoniale sui risparmiatori alla patrimoniale sullo Stato: privatizzazioni delle società pubbliche, vendita dell’immenso patrimonio immobiliare, liberalizzazioni e riduzione degli sprechi a partire dai costi della politica.

Il Ministro dell’Economia non ha fatto nulla di tutto ciò, ha rimandato il grosso della manovra al 2013 e al 2014, doveva sopprimere i ministeri inutili ed invece si è limitato a spostarli geograficamente per dare un contentino alla Lega, doveva ridurre la spesa improduttiva ed invece ha aumentato le tasse sulla benzina e sui risparmi con l’ulteriore effetto dannoso di rendere più difficile la vendita dei titoli di Stato, avendo come unico principio quello di ‘spremere dove mi riesce’.

A Tremonti, a cui piace citare i classici, ricordiamo un’altra famosa citazione di Tito Livio: ‘Foedum inceptu, foedum exitu’ (A cattivo principio, cattivo fine) e stavolta la brutta fine, per ora rimandata, non la rischia solo il governo ma l’intero Paese.

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