Parigi – Le campagne per le elezioni presidenziali nella Francia della Quinta Repubblica, quella per intenderci sorta durante la Guerra d’Algeria con Charles de Gaulle alla Presidenza, riservano da sempre delle sorprese. Sfogliando le pagine di storia della politica d’oltralpe si scopre infatti che già nel 1965, nonostante i sondaggi confermassero la schiacciante vittoria del generale fin dal primo turno, quest’ultimo s’impose solamente nel secondo con poco più del 55%, lasciando di stucco i media e gli stessi elettori. Quattro anni più tardi, in seguito alle dimissioni di De Gaulle, ancor più inattesa fu la vittoria con il 58% di voti del candidato gollista Georges Pompidou, dato per spacciato contro l’allora candidato centrista Alain Poher.

Nel 1974, dopo la morte di Pompidou, i due candidati di destra, Jacques Chaban-Delmas e Valéry Giscard d’Estaing, rispettivamente al 26% e al 27% secondo le prime proiezioni di voto, sembravano non aver alcuna speranza al cospetto del leader del PS (Parti Socialiste) François Mitterand. Il risultato finale, però, fu un’altra volta sorprendente. Giscard d’Estaing ottenne infatti il 32% delle preferenze alla prima tornata elettorale, per poi ottenere al ballottaggio decisivo contro Mitterand, un fragile ma vincente 50,8%.

Nel 1981, dopo una lunghissima campagna elettorale, le sorti s’invertirono. Il leader del Parti Socialiste, a cui venne pronosticato un misero 19% al primo turno, s’impose invece col 26% per poi concludere l’opera con un soddisfacente 51,8%, sostituendo Giscard d’Estaing e governando per ben due settennati, in seguito alla conferma del 1988 ottenuta contro il leader del RPR Rassemblement pour la République) e candidato di destra Jacques Chirac. Quest’ultimo ebbe comunque poi modo di rifarsi nel 1995, anno in cui ottenne il 52,6% contro il 47,7% di Lionel Jospin, ma soprattutto nel 2002 con un quasi plebiscitario 82%.

Come osserva il Direttore del CEVIPOF (Centre de recherches politiques de Science Po) Pascal Perrineau “nessuna campagna presidenziale sotto la Quinta Repubblica è stata la cronaca di una vittoria annunciata”. “L’elezione presidenziale – continua Perrineau – è la scelta di un orientamento politico ma anche, e forse soprattutto, quella di un uomo o di una donna della quale si giudicano le qualità, i difetti, le capacità e lo spirito di adattamento al ruolo che aspira a ricoprire”. Ed è allora durante la campagna elettorale che il temperamento, la decisione, il carattere, l’abilità del candidato escono allo scoperto, stimolando o meno nell’elettore anche una semplice simpatia, umana e personale.

A dieci mesi dalle elezioni, l’indecisione tra i francesi regna sovrana. Se fino a due mesi fa François Hollande e Martine Aubry, i due esponenti principali del PS, sembravano essere in netto vantaggio rispetto all’avversario e attuale chef d’état Nicolas Sarkozy, e all’ancor meno quotata Marine Le Pen, con lo scandalo DSK tutte le carte in gioco sono cambiate, rimettendo tutto in discussione. La campagna è appena iniziata ma una domanda è lecita e sorge spontanea: le presidenziali 2012 sfuggiranno alla regola della sorpresa?

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