Dopo il Consiglio dei Ministri dell’Interno europei a Bruxelles svoltosi il 12 aprile è arrivata la bocciatura del decreto italiano sul permesso provvisorio per gli immigrati. Il Ministro Maroni a caldo e imprudentemente ha minacciato una storica frattura dell’Italia con l’Europa, dicendo di voler uscire dai 27. Con quest’atto la scellerata politica sull’immigrazione della Lega Nord ha finalmente raggiunto il suo apice, dopo settimane di iniziative e proclama biechi e non degni di un Paese che si definisce civile, dal “föra dai ball” di Bossi al “gli immigrati? non spariamo, per ora” di Castelli. Si respira un aria di vecchia Lega che “ce l’ha duro”, una Lega dei vecchi tempi  in profumo di razzismo e antieuropeismo in chiave propagandistica per le elezioni amministrative. L’allarmismo preventivo della Lega non è giustificato dai 23 mila immigrati giunti a  Lampedusa; cifre ridicole per un paese di 60 milioni di abitanti come l’Italia, e sicuramente non eccezionali.

In quest’ottica il permesso provvisorio sarebbe, secondo Bruxelles, un incentivo agli sbarchi, dato che una volta scaduto, risulterebbe assai difficile il rimpatrio. L’Unione europea ha proposto di rimpolpare i finanziamenti per fronteggiare la situazione, rafforzando i pattugliamenti navali e la missione Hermes. Ma per l’Italia l’emergenza sussiste. La Germania ha ricevuto l’anno scorso 40 mila richieste di asilo, cinque volte più dell’Italia, ma non si è scagliata contro l’Unione europea e dopo aver accolto 800 mila immigrati dai Balcani negli anni ‘90 ha incassato pure il no di Bruxelles, Italia compresa, alla loro distribuzione in Europa .

Siamo di fronte ad una chiara strumentalizzazione politica che l’Italia ha portato in sede europea al fine di elemosinare utili attenzioni da portare alle prossime amministrative. L’inasprimento del dibattito farsa sull’immigrazione ha ulteriormente schiacciato gli Stati membri nel riconoscere il preminente interesse nazionale, preso atto che l’ondata di migranti in Italia non può considerarsi un caso europeo.

Da questo quadro emerge che l’Europa federalista non è ancora pronta per maturare.  I governi non sono in grado oggi di dare specchio all’anima europea dei cittadini, ma se assolvessero questo compito saremmo un passo più vicini al sogno spinelliano.

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