L’ultimo inverno (2011; editore Neri Pozza; pp. 185; € 15,50) – “Durante la sua serena agonia, sommessamente circondato da discendenti e amici che cercano di alleviarla, il vecchio George ripercorre fasi della sua esistenza e ricostruisce, in un calmo tentativo di capirla, la figura del proprio padre eclissatosi quando George era ancora ragazzo, nonché, seppure più confusamente, quella del nonno, padre di costui. Sono tre personaggi che più americani non si può, esponenti ciascuno di una diversa caratteristica di quella società di pionieri”. E’ quanto ci dice l’inserto Tuttolibri della Stampa a proposito dell’ultimo romanzo di Paul Harding. “L’autore smentisce l’assioma di E.M. Forster, secondo cui il punto debole di quasi tutti i romanzi è il finale, sferrando il suo colpo vincente proprio qui”.

Un treno chiamato Russia (2011; editore Atmosphere Libri; pp. 176; € 14) – Il sito internetinformazione.it scrive del libro di Natal’ja Kljucarëva che “parla del viaggio di Nikita per la Russia ‘alla ricerca della vera Russia’, collezionando storie di persone comuni con i loro problemi e le loro delusioni. Alla fine tutti i personaggi del romanzo “sembrano in fuga, in fuga dalla loro vita e da se stessi, e in fuga da un paese che non sembra accorgersi di loro”.

Già noto alle forze dell’ordine (2011; editore Tropea; pp. 187; € 16) – Della “violenza gratuita da parte di chi è depositario dell’ordine pubblico” ci racconta il Sole 24 Ore a proposito del nuovo romanzo diDominique Manotti. “La Manotti – dice l’inserto culturale del quotidiano – descrive puntualmente ciò che avviene nelle strade delle squallide periferie parigine, i soprusi, le violenze, le aggressioni, ma si fa carico soprattutto di dare voce a chi voce non ha, a quei giovani géndarmes di periferia afflitti da una malaise che scaturisce dalla cocente delusione del fallimento delle loro speranze”. La scrittrice “possiede una tale forza descrittiva da portarci a sentire l’odore acido dell’eccitazione degli agenti, del loro sudore, e allo stesso tempo fa in modo di farci pervenire un invito a non prendere come oro colato ciò che la Storia ci racconta”.

Aspetta primavera, Lucky (2011; editore Socrates; pp. 143; € 9) – E’ il sito internet booksblog.it a parlarci di questo volume scritto da Flavio Santi. “La storia è un pugno allo stomaco dato con allegria, diciamo. Da una parte c’è il protagonista, Flavio, professione traduttore (praticamente ‘uno stuntman delle lettere. Quei tipi spericolati che si lanciano in mezzo alle fiamme… ma poi la bella figura la fanno gli attori, sono per loro i titoli di testa… il conto in banca’). Una storia comune, comunissima, a tanti precari-scrittori-intellettualproletari come il protagonista, una storia che” si spera “riesca ad arrivare agli occhi di tanti intellettuali ‘paraculi’”.

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