L’argomento è quanto mai spinoso e di difficile soluzione; cosa sta succedendo in Europa tra le popolazioni indigene e le sempre più vaste schiere di migranti provenienti da ogni parte del globo? La risposta europea a tali rivolgimenti demografici, il “multiculturalismo”, è veramente fallita come affermato dal primo ministro inglese David Cameron e dalla cancelliere Angela Merkel?
Esistono ovviamente sfaccettature troppo complesse per poter essere ricondotte ad un semplice giudizio unitario. Una visita alle periferie marsigliesi ci porterebbe a sentenziare la “fine del sogno”, eppure migliaia di immigrati salgono inesorabilmente e silenziosamente le nostre scale sociali.

Quello che ci interessa osservare, in questa occasione, è come sia significativamente mutata la percezione di alcuni gruppi allogeni non da parte di noi europei, quanto dai loro stessi compatrioti.
Prendiamo per esempio le recenti dichiarazioni del primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan, il quale in Germania ha affermato che “nessuno ha il diritto di separarci dalla nostra cultura ed identità”. È evidentemente una fiera rivendicazione simboleggiante la volontà della Turchia di ragionare in termini geopolitici prima ancora che ideologici.

Ancora, ricordiamo la “rivolta” di via Sarpi a Milano. Le bandiere cinesi esposte come fosse un ’48. Eppure, fino a pochi anni fa le comunità cinesi all’estero erano considerate alla stregua di traditori della causa dal PCC (Partito Comunista Cinese).

Tutto questo ha un significato ben preciso. Attori che fino a pochi anni fa erano marginali sulla scena internazionale sono ormai economie mature e hanno acquisito percezione di se stessi. Turchia e Cina si affacciano sullo scenario internazionale come protagoniste – l’una in termini geopolitici e l’altra in quelli di mercato – ed è chiaro che a questo status corrisponderà una ben nitida visione delle loro minoranze al di fuori dei confini nazionali. Non più “scappati di casa”, ma avanguardie da difendere e valorizzare. Teniamone conto, quando parliamo di multiculturalismo.

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