Sabato 9 Luglio il Sud-Sudan ha festeggiato la sua indipendenza dopo anni di lotta con il Nord. Il 193° paese nasce come repubblica federale, composta da 10 stati raggruppati in 3 province. E’ stata un’indipendenza molto attesa dai sudanesi del Sud, che vedono concretizzare la speranza di giorni migliori. Ma moltissime sfide aspettano il nuovo Stato. Gli eventi che hanno costellato il  mese di giugno hanno crudelmente riportato alla realtà la popolazione, i violenti scontri in prossimità della frontiera hanno fatto nuove vittime. Tra l’altro, la regione di Abyei è occupata dalle forze fedeli a Kartum, che ricordando a chi passa di lì che l’indipendenza non è garanzia di pace duratura. Il conflitto tra Nord e Sud si trascina da 20 anni, la guerra civile ha provocato la morte di almeno due milioni di persone, ma il “Comprehensive Peace Agreement”, l’accordo di pace di Nairobi firmato nel 2005, prevedeva che dopo un periodo di sei anni di transizione un referendum determinasse l’autodeterminazione per il Sud-Sudan. Il referendum, che si è tenuto a gennaio, ha confermato la divisione del paese (98,8% di si). E’ arrivata anche l’indipendenza, d’ora in poi, permettere ai cittadini del Sud di vivere in migliori condizioni è una sfida molto difficile per il nuovo governo perché la gente aspetta l’indipendenza da talmente tanto tempo, che l’anno idealizzata, pensando possa mettere fine ai loro problemi.

Devastato dalla guerra, desiderato per il suo petrolio, il nuovo stato dispone di un grande potenziale agricolo. E gli investitori stranieri lo hanno capito. Sembrerebbe che dal 2009, il 9% della superficie totale sia stato  assegnato a imprese straniere. E’ difficile verificare questo tipo di informazioni a causa del carattere segreto delle transazioni, ma questo atteggiamento dimostra la tendenza di molte compagnie: approfittare del caos che è regnato negli ultimi anni per comprare sottocosto. E queste cifre riguardano solo i contratti legati all’agricoltura, allo sfruttamento delle foreste e al turismo. Il petrolio è la vera colonna vertebrale della futura economia del Sud-Sudan, e i Cinesi sono in prima linea per accaparrarsi i contratti migliori come afferma Zhang Jun, addetto commerciale cinese per il Sud Sudan: “continueremo a mantenere eccellenti relazioni sia con il Nord che con il Sud”. Non ci dimentichiamo che i trattati di pace del 2005 hanno stabilito che il Nord e il Sud del Sudano dovevano spartirsi il 50% dei proventi petroliferi. Kartum ovviamente non ha dato fede ai patti, oggi Juba può chiudere i rubinetti… Riuscirà  Salva Kiir a stabilizzare le relazioni con i vicini del Nord? Altro problema. La proprietà delle terre.  Dal 1970 queste appartengono allo Stato, ma non è detto che i titoli di proprietà del Nord decadano automaticamente. Per il momento non c’è nessuna politica agricola nel nuovo stato, la popolazione dispone di un diritto all’utilizzo, ancestrale e non scritto, delle terre. Cosa succederà? Il pericolo sta nel fatto che l’affitto delle terre e la speculazione su queste non portano mai beneficio alla popolazione locale che, una volta firmati i contratti, avranno due scelte: diventare operai agricoli o raggiungere la bidonville di Juba.

La disputa sulla provincia di Aybey, i rapporti con Al-Bashir (sul quale pende un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità), la gestione del petrolio, le infrastrutture, il ritorno dei rifugiati, la trasparenza nel funzionamento delle istituzioni, riuscire a non svendersi alle compagnie straniere. Queste sono le sfide che deve fronteggiare il Sud-Sudan. Oggi il 98% del bilancio dipende dal petrolio. Il paese ha l’ambizione di diventare punto di riferimento per gli appassionati dei safari, anche se, le violenze che accendono la regione non permettono, a breve, lo sviluppo di una grande industria turistica. Saranno all’altezza della situazione? Riusciranno a farsi spazio in questo mondo di squali? Riusciranno i nuovi dirigenti a non farsi contagiare dalla fame di potere? Noi ci auguriamo che tragga il meglio delle lezioni della storia e diventi l’esempio per chi, come loro, nel 2011 ancora cerca la sua strada.

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