Poexali (la cui traduzione è all’incirca “andiamo!”) è una parola entrata nell’immaginario collettivo russo da quando Yurij Gagarin la esclamò a bordo della sua navicella Vostok 1 il 12 aprile 1961, al momento della partenza della missione che avrebbe cambiato la storia della corsa allo spazio. I sovietici stavano mandando il primo uomo in orbita, e l’intera nazione fu pervasa da un’ondata di entusiasmo e di ammirazione.

Sono trascorsi 50 anni da quel giorno. L’uomo ha nel mentre passeggiato sulla luna e costruito stazioni orbitanti. Tuttavia, grazie all’inesorabile moto ciclico della storia, siamo paradossalmente tornati al punto di partenza. I Russi sono tornati ad essere gli unici a poter lanciare un uomo nello spazio. Infatti, a seguito della messa a terra definitiva del sistema Shuttle (un programma che ha visto la perdita del 40% delle navette impiegate in incidenti), il vettore Soyuz (Unione, in russo) è ad oggi l’unico mezzo pilotato in grado di trasportare astronauti e cosmonauti sulla Stazione Spaziale Internazionale. È appena il caso di rilevare la longevità delle navicelle sovietiche concepite nel dopoguerra: le differenti versioni che si sono succedute dal ’67 ad oggi hanno compiuto ben 109 missioni con equipaggio, delle quali una ventina dirette alla ISS.

I Russi possono vantare anche altri atout. Il telescopio Hubble, sviluppato dall’ESA (European Space Agency) e dalla NASA, rischia di essere “oscurato” dal radiotelescopio Spektr-R appena messo in orbita, una piattaforma unica al mondo nata per esplorare i confini dell’universo e lanciata il 18 luglio nello spazio dal cosmodromo kazako di Baikonur a bordo di un razzo vettore Zenit. La comunità scientifica internazionale ripone nella missione enormi aspettative. Ancora, è tornato in auge il sistema di posizionamento satellitare GLONASS, alternativa russa al GPS concepita in piena guerra fredda. La Roskosmos (l’agenzia spaziale russa), anche a seguito dell’interesse manifestato da Londra per il progetto, ha chiesto per il 2012 ben 42 miliardi di rubli per implementarne lo sviluppo.

Fin qui, le luci. Vladimir Popovkin, direttore della Roskosmos, ha recentemente mostrato come la situazione del settore spaziale russo sia in realtà costellata di numerose zone d’ombra. In particolare, la ricerca scientifica è rimasta attardata proprio nei comparti che oggi generano le migliori opportunità di business: satelliti per comunicazioni, meteorologia, sorveglianza terrestre. Il know-how delle aziende russe è vieppiù frammentato in una pletora di piccole imprese che adottano criteri e standard lavorativi ancora fermi agli anni rampanti dell’Unione Sovietica. Nonostante il 40% dei lanci mondiali sia appannaggio della Federazione Russa, è impellente, secondo il direttore, ammodernare il comparto sfruttando anche progetti finanziati tramite PPP (Partenariato Pubblico Privato), ultimamente molto à la page. Guardando in casa d’altri, i 160 miliardi di dollari necessari per la missione su Marte potrebbero esser raccolti tramite oculati piani di sponsorship e marketing. «Quanto pagherebbe la Microsoft per poter battezzare Microsoft Explorer la prima navicella spaziale per Marte?» è la domanda che si pone Popovkin. E che si son posti anche alla NASA.

Russia e Stati Uniti sembrano concordare nel focalizzarsi su nuove forme di collaborazione fra istituzioni pubbliche ed aziende private. Un valido strumento di raccordo e di impulso può essere il neonato Centro per l’Innovazione di Skolkovo, sorto non lontano da Mosca. Sergej Žukov, direttore esecutivo del cluster dedicato alle tecnologie aerospaziali ed alle comunicazioni, era pochi giorni fa Roma nel corso di una tournee volta a promuovere investimenti esteri. L’ingegnere ha in altre sedi evidenziato come le aziende russe (e non solo) siano pronte per entrare in programmi spaziali di ampio respiro, quali lo sviluppo di vettori ultra-leggeri. La Gazprom, fungendo da precursore, ha già allestito una propria rete satellitare di comunicazioni.

Quanto sopra esposto ci riporta al già osservato “pseudo-dualismo” Putin-Medvedev. Investimenti nel comparto aerospaziale di tale portata e dai ritorni economici necessariamente differiti nel tempo, necessitano come precondizione di un quadro istituzionale e normativo assolutamente stabile e prevedibile. Il Centro per l’Innovazione di Skolkovo dovrebbe rispondere esattamente a queste esigenze, ed è sostenuto – guarda caso – proprio dal “modernizzatore” e market-friendly presidente della Federazione, Dmitrij Medvedev. La corsa allo spazio, lungi dall’essersi esaurita, sembra acquisire nuovo slancio e vitalità.

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