In occasione dell’Anno Europeo del Volontariato (2011) è opportuno riflettere sul peso che hanno le attività legate alla solidarietà nella nostra società e sul significato attribuito ad esse in sede europea.

Come sottolineato dal Consiglio d’Europa, “Le attività di volontariato hanno il potenziale per contribuire al benessere delle persone e allo sviluppo armonioso delle società europee e aggiungono valore alla società”. In pratica però, occorre sostenere questo tipo di azioni, riconoscendone l’importante ruolo di collante sociale, all’insegna della solidarietà, della democrazia e del pluralismo delle voci sociali.

In Italia, l’Osservatorio Nazionale del Volontariato, nella seduta del 21 dicembre 2009, ha deliberato l’avvio dei lavori partecipando direttamente alla preparazione dell’Anno Europeo del Volontariato 2011 e assumendo come documento di base il Manifesto del volontariato per l’Europa, già adottato dall’Assemblea Nazionale del Volontariato tenutasi a Roma il 4 e 5 dicembre 2009. In quell’occasione anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha elogiato e incoraggiato le attività volontaristiche attive nel nostro Paese. “Il capitale sociale – ha sottolineato il Presidente – costituisce un fattore essenziale dello sviluppo economico. Esso si forma anche attraverso la costruzione di reti, perciò dobbiamo apprezzare lo stimolo a costituire, e la capacità di costruire, vere e proprie reti di associazioni volontarie. Anzi, sulla strada della cooperazione tra associazioni bisognerebbe fare ulteriori passi avanti. Infatti, il nostro non è solo un paese di piccole imprese, è anche un paese di piccole associazioni di volontariato”.

Il progetto è stato fatto proprio dal Consiglio dell’Unione europea  con la Decisione del 27 novembre 2009 (GU UE L17 del 22 gennaio 2010) che ha riconosciuto la necessità di dedicare alle attività di volontariato di tutta Europa un programma specifico e un intero anno di diffusione e di riflessione. L’obiettivo principale è la sensibilizzazione della società civile attraverso attività culturali e di comunicazione, rendendo note all’opinione pubblica tematiche e pratiche spesso sommerse, che non occupano le prime pagine dei giornali.

Molte sono invece le persone singole e le famiglie in difficoltà che si appoggiano alle diverse strutture presenti sul territorio, ricevendo un supporto di vario genere. Su base europea il settore in cui prosperano le attività volontaristiche è quello dei club sportivi e dei club per attività all’aperto (34%); al secondo posto vi sono le associazioni educative, artistiche, musicali o culturali (22%), seguono le organizzazioni caritatevoli e di assistenza sociale (17%) e le associazioni religiose (16%). Spostandoci sul territorio nazionale, secondo i dati forniti dall’Osservatorio Nazionale del Volontariato, sono circa 3 milioni 300 mila i volontari  italiani e il 57,3% è impegnato in questo genere di attività almeno 5 ore alla settimana. Nella maggioranza dei paesi dell’Unione europea, i volontari più attivi sono quelli occupati, fanno eccezione Belgio, Bulgaria e Paesi Bassi. Esiste anche un legame tra il grado di istruzione e la propensione al volontariato: è più probabile che le persone meglio istruite svolgano attività di solidarietà. I paesi più attivi d’Europa sono Svezia, Paesi Bassi e Austria.

In Italia tra i fattori che stimolano le persone a svolgere attività volontaristiche spicca l’altruismo (55,3%), seguito dalla crescita personale (51,1%) e dalla partecipazione (48,%). La sanità (28,0%) e l’assistenza sociale (27,8%) sono i settori con più organizzazioni, mentre sono in aumento i settori della ricreazione e cultura, protezione civile e protezione dell’ambiente.

L’importanza del Volontariato per l’economia, la società e i cittadini dell’Unione europea è stata da tempo riconosciuta dai responsabili politici dell’UE. Tuttavia, il panorama europeo si presenta estremamente variegato, gli atteggiamenti storici, politici e culturali nei confronti del Volontariato sono diversi da paese a paese e, per di più, vengono adoperati criteri di misurazione non uniformi. Questa situazione ha incoraggiato i responsabili politici a lavorare sul miglioramento della disponibilità delle statistiche legate al Volontariato che siano confrontabili a livello internazionale. L’Anno europeo vuole essere un punto di partenza per rendere più coerente il settore sia sul piano pratico sia sul piano culturale. Occorre sostenere l’apprendimento fra pari, lo scambio e lo sviluppo di buone pratiche a livello locale, regionale, nazionale e comunitario ed è necessario promuovere la cittadinanza attiva legata alla solidarietà, perché essa è un elemento fondamentale per rafforzare la coesione e lo sviluppo della democrazia.

La solidarietà e la non discriminazione assumono una forma concreta nella cittadinanza attiva messa in moto dalle attività volontaristiche. Quest’ultime, quando sono sane e non inquinate da altri interessi, sono in grado di valorizzare sensibilità diverse e, anche quando si tratta di organizzazioni di piccole dimensioni, esprimono una consistente ricchezza di compiti e di funzioni.

Tutte le organizzazioni, unitamente, possono rivendicare un autonomo ruolo politico che attraverso le varie forme della democrazia partecipativa contribuisca anche a sostenere e rafforzare la democrazia politica rappresentativa, dando voce a chi non ha voce. L’uso di strumenti innovativi come il web si rivela, in tal caso, un mezzo molto efficace e, soprattutto, al servizio della società. La tecnologia, accusata molto spesso di essere un elemento di disturbo, se ben usata dimostra invece di contribuire al benessere degli individui.

l’Anno Europeo mira a promuovere una riqualificazione del settore volontaristico, il suo sviluppo e la sua reale autonomia, valorizzando le eccellenze e  cercando di risolvere le criticità. È necessario evitare che la crisi economica metta in dubbio il patrimonio di attività e di competenze faticosamente raggiunte, garantendo una continuità di risorse adeguate e una loro uniforme diffusione su tutto il territorio nazionale ed europeo.

Occorre comunque evitare di costruire un approccio culturale che attribuisca al Volontariato il ruolo di soggetto ancillare in grado di rispondere ai fallimenti dello Stato e/o del Mercato. La sua forza risiede nel fatto di essere uno strumento di auto-promozione dell’individuo, della dignità umana, dei diritti umani. Un “luogo” di formazione sociale dove svolgere la propria personalità, come sancito anche dalla nostra Costituzione (art. 2) e ribadito dalla Corte Costituzionale (sentenza n.75 del 1992). Si tratta di un servizio concreto che contribuisce a realizzare il bene comune e di interesse generale; un esercizio di piena cittadinanza con una funzione pedagogica e culturale di promozione della solidarietà e della sussidiarietà ma, di certo, le strutture legate al Volontariato non possono essere le uniche deputate al servizio della Persona.

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