Con l’elezione a segretario politico di Angelino Alfano è stata annunciata una svolta nel centrodestra: ci sarà una rivoluzione generazionale, più democrazia attraverso le primarie, una riapertura agli ex alleati e soprattutto la trasformazione del PdL nel ‘Partito degli Onesti’.

Bisognerà stare a vedere se sarà una rifondazione del PdL, una ristrutturazione o il semplice tentativo di dare una mano di vernice fresca su una casa pericolante. Fino ad ora sul fronte giustizia, al netto delle dichiarazioni, non ci sono stati segnali di novità.

Alfano ha detto “Berlusconi è un perseguitato dalla giustizia, ma non è detto che tutti lo siano”, che è proprio quello che la base del centrodestra pensa da anni: per difendere la discesa in campo di Berlusconi dalle inchieste dalla magistratura, il popolo di centrodestra ha dovuto ingoiare bocconi amari e ha visto il proprio partito prendere le difese di maneggioni, faccendieri e affaristi. La categoria eccezionale della ‘persecuzione giudiziaria’ è diventata la normalità: nel corso degli anni abbiamo sentito le parole ‘toghe rosse’, ‘magistratura militante’ e ‘uso politico della giustizia’ in bocca a chiunque, dal consigliere comunale che veniva indagato per gli appalti al cimitero, a quello provinciale che si occupava della mensa scolastica. Erano tutti Enzo Tortora, erano tutti Dreyfus.

Che le vicende di Berlusconi siano diventate un alibi per tutti lo ammette lo stesso Alfano quando dice che di “abbagli ne sono stati presi tanti nel corso degli anni”, solo che non fa alcun esempio e non dice una parola, non tanto sugli indagati che fino a prova contraria sono innocenti, ma sui condannati iscritti al partito o che siedono in Parlamento.

Alfano ripropone un concetto caro a Berlusconi e cioè che la selezione della classe dirigente di un partito non può essere appaltata ai giudici, che è compito della autonomia della politica selezionare le persone e, nel caso, eliminare il malaffare anche prima della magistratura. In linea di principio il discorso è condivisibile ma, alla luce degli ultimi scandali, non sembra che l’autonomia della politica sia intervenuta né prima, né dopo.

Il punto non è parlare di colpevolezza o innocenza degli imputati, quello non è un compito dei partiti e dimostrare di combattere il torbido sottobosco tra politica ed affari non vuol dire trasformarsi in giustizialisti; come dice Alfano ‘Fare il partito degli onesti non significa diventare il partito delle manette’, ma sanzionare dei comportamenti inaccettabili quello si che è un compito dei partiti.

Un partito garantista può votare contro l’arresto di Papa ma dovrebbe chiedere spiegazioni su determinate frequentazioni. Indipendentemente dal fatto che sia un reato o meno, un partito può accettare che un suo parlamentare frequenti un ricettatore? Indipendentemente dalle accuse tutte da dimostrare di concorso esterno in associazione camorristica, può il PdL accettare che Nicola Casentino abbia tentato di eliminare politicamente Stefano Caldoro attraverso un falso dossier in cui lo si accusava di frequentazioni omosessuali? Come pensa il PdL di governare la Campania se il Presidente della regione Caldoro ha come coordinatore del principale partito di maggioranza la persona che voleva farlo fuori attraverso un complotto?

Su questo come su molti altri casi il PdL non ha preso alcun provvedimento. Se la politica è autonoma e indipendente, alcuni giudizi possono essere presi a prescindere dalle inchieste e dalle sentenze, proprio perché hanno una giustificazione politica.

Per ora il nuovo corso di Alfano non ha dato alcun segnale su questi temi e nessuno nel partito sembra averlo preso sul serio, la dimostrazione è che, quando dal palco di Mirabello Angelino ha detto di volere un ‘partito degli onesti’, dalla platea tutti hanno applaudito e nessuno si è messo paura.

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