Le province della grande Roma. Flussi migratori intesi non solo come grattacapi o minacce. Bensì considerati un’imperdibile occasione per sviluppare ancor più l’Impero. Occupare, sì, ma nel rispetto dei popoli conquistati, con l’obiettivo della loro fortuna e di quella dell’intera romanità. Fu questa filosofia di espansione che caratterizzò l’era degli imperatori, oltremodo distante da coloro che nei secoli hanno optato per la colonizzazione, intesa come occupazione, sfruttamento delle ricchezze altrui a favore della propria madrepatria.

C’è di certo anche questo significato alla base della mostra di Trento (fino al 13 novembre prossimo), intitolata Le grandi vie della civiltà. Relazioni tra il Mediterraneo e il Centro Europa, dalla Preistoria alla Romanità, in corso presso il Castello del Buonconsiglio. Della Grecia e dell’Etruria i Romani acquisirono il cosiddetto “consumo conviviale” di cibi e bevande chiamato “la bevuta insieme”, funzione celebrata allo scopo di iniziare o ribadire accordi e relazioni. Persino i barbari più meritevoli venivano inseriti nell’esercito e a volte fatti senatori se era accertato il loro valore.

Cinque sono le sezioni: 1) viaggi e trasporti, legati all’addomesticamento di animali e all’invenzione della ruota; 2) circolazione delle materie prime: alimenti, pelli, bestiami, ornamenti, armamenti; 3) diffusione dei saperi relativi allo sviluppo dell’agricoltura, dell’allevamento, alla manipolazione della ceramica, all’invenzione dell’ascia, all’uso della tessitura e alla lavorazione dei metalli; 4) stili di vita: usanze, gesti, simboli e credenze; 5) le comunicazioni scritte e disegnate: lettere, papiri e immagini nei più diversi materiali e di alto valore storico.

Archeologia. Oltre ottocento reperti, alcuni di altissimo pregio, provenienti da più di cinquanta musei e soprintendenze di tutta Europa, per rivelarci quali furono gli scambi e i rapporti a largo raggio. Manufatti, affreschi, oreficerie, statue, mosaici, maschere per tornei. Raffinati monili celtici sfidano le pregiate unicità etrusche, cui si affiancano solide corazze scolpite, maschere per proteggere i cavalieri nei tornei, spade di evidente ascendenza ottomana.

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