Forse è arrivato il momento in cui la maggior parte dei cittadini della Capitale, così come turisti italiani e stranieri, si facciano un’idea limpida dei momenti salienti della vicenda di una delle consolari più importanti d’Italia.

L’occasione è quella offerta dalla mostra fotografica (in programma fino al prossimo 11 dicembre), La via Appia. Laboratorio di Mondi possibili. L’esposizione è visitabile nella sede di Capo di Bove – sulla stessa strada antica – acquistata nel 2002 dalla Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma, per accrescere il patrimonio pubblico dell’Appia e dare slancio alla conoscenza di questi luoghi del passato.

Le circa ottanta immagini esposte sono solo una minima parte del ricchissimo catalogo che ha interessato l’Appia, e hanno la capacità di illustrare diversi lassi di tempo: dall’800 all’inizio del ‘900, poi gli anni tra il 1950 e il 1970 e oggi. Fanno parte, alcune foto, dell’Archivio Cederna, altre, le più recenti, sono state realizzate da Stefano Castellani. L’obiettivo principale delle vedute fotografiche è lo sguardo con cui i loro autori (tra gli altri, John Henry Parker [1806 – 1884], Dora e Agnese Bulwer [1890 – 1930 ca.], Esther Boise Van Deman [1862 – 1937], James e Domenico Anderson [1813 – 1877], Thomas Ashby [1891 – 1925]) hanno saputo aggirarsi per l’Appia curiosi e ammirati, per motivi di studio, ricerca, cronaca.

Costruita dai Romani per conquistare il Sud, l’Appia oggi comprende un territorio di 3mila e ottocento ettari. Sul suo tracciato, catacombe, terme e acquedotti. Ma per essa non vi è pietà alcuna: tagli sui finanziamenti alla Cultura, ripetuti e spietati abusi edilizi. Ed ecco questa mostra. Foto d’autore di scempi recenti a confronto, atti ufficiali, articoli di giornale, raccolti per attirare l’interesse su quello che deve essere considerato un museo all’aria aperta divenuto parco naturalistico per legge regionale, “protetto sulla carta da mille divieti – come ha scritto l”Espresso’ in un recente articolo – ma, nella realtà quotidiana, teatro di speculazioni e di trafugamenti”.

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