Guardando all’Italia, l’attenzione degli economisti di tutto il mondo è ormai focalizzata sul tema del rapporto fra debito pubblico e PIL. Una volta esaurite, con l’approvazione della manovra estiva, le valutazioni sull’opportunità e necessità di contenere (o meglio ridurre) la spesa pubblica, la discussione sembra essersi spostata sul denominatore del rapporto oggetto di analisi.

Basti pensare al manifesto del Sole24 Ore contenente “i nove impegni per la crescita”. Un’iniziativa lanciata lo scorso 16 luglio dal quotidiano della Confindustria che oltre a fungere da stimolo al dibattito economico nazionale, ha suscitato anche il plauso del Presidente della Repubblica. Tassazione del lavoro, età pensionabile, eurobond, privatizzazioni, liberalizzazioni, patto di stabilità, trasparenza della Pubblica Amministrazione e costi della politica sono gli ingredienti principali della ricetta per la crescita proposta dal giornale diretto da Roberto Napoletano.

Tra i diversi temi citati, quattro appaiono particolarmente interessanti.

Primo fra questi la trasparenza della PA. L’introduzione di una Legge per l’accesso all’informazione avrebbe, infatti, un effetto assai benefico sul sistema-Italia. Attraverso l’introduzione di questa normativa, che prevede la possibilità per ogni cittadino di avere accesso a qualunque documento in possesso della Pubblica Amministrazione (salvo le giuste eccezioni legate a sicurezza e privacy), il popolo sovrano avrebbe a disposizione uno strumento di controllo ex post che si spera influenzi le azioni dei decision makers pubblici ex ante. In questo modo, per esempio, si renderebbero note a tutti le decisioni del Governo rispetto alla destinazione (spesso inefficiente) delle risorse del Paese rendendo possibile il monitoraggio, la denuncia e la riduzione di quegli “sprechi” che affliggono lo Stivale.

In secondo luogo, la riduzione della tassazione sul lavoro avrebbe l’effetto di liberare risorse per le imprese italiane, per le quali la quota delle imposte specifiche si attesta attorno al 46,9% (uno tra i più alti tassi registrato nei cosiddetti “Paesi ricchi”). Una riduzione del carico fiscale sulle aziende produrrebbe un effetto propulsivo sul PIL agendo su competitività, prezzi e margini delle imprese da un lato e incrementando il potere d’acquisto degli stessi cittadini dall’altro.

Infine, due concetti cari al pensiero liberale: privatizzazioni e liberalizzazioni. Per dare una spinta alla crescita servirebbero, in altre parole, più concorrenza e meno collusione; più Mercato e meno Stato.  Nel caso delle liberalizzazioni, l’apertura alla competizione avrebbe l’effetto di ridurre i costi per il consumatore finale e di accrescere la tensione al miglioramento del bene o servizio prestato; mentre un processo di privatizzazione (e dunque di graduale riduzione della presenza/ingerenza dello Stato sull’economia nazionale) comprimerebbe le spinte alla lottizzazione, disincentivando il clientelismo e d’altro canto costituirebbe uno stimolo rispetto all’allocazione efficiente delle risorse.

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