Bruxelles – Una forte condanna nei confronti dell’attentato accaduto in Norvegia arriva dai leader di tutta Europa, da Angela Merkel a Nicolas Sarkozy fino a Cameron e Berlusconi; allo stesso modo si comportano i leader dell’Unione esprimendo il loro orrore nei confronti dell’accaduto, sia “il ministro degli esteri” dell’UE Catherine Ashton, sia il Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek che il Presidente del Consiglio europeo Herman Von Rumpuy.

L’Europa sta tentando di dare una risposta univoca di aiuto alla Norvegia e con Europol, l’ufficio di polizia europeo operativo dal 1999, ha instaurato una task force di circa 50 esperti per combattere quelle che sono state chiamate le “non islamic threats” ovvero minacce non islamiche. Rob Wainwright direttore di Europol ha dichiarato : “ Non appena abbiamo saputo dell’accaduto abbiamo aperto il nostro centro operativo per una piattaforma investigativa internazionale con esperti di terrorismo”.

Sorpassando le indispensabili dichiarazioni e azioni “di rito”, l’attentato norvegese apre però necessariamente un dibattito riguardo alla cosiddetta crisi del multiculturalismo in Europa.  Ciò di cui siamo stati testimoni scatenerà qualche esame di coscienza generale all’interno di alcuni paesi dell’Unione dove l’estrema destra è cresciuta prendendo slancio sui sentimenti anti-stranieri e sulla mancanza di posti di lavoro dovuti alla crisi economica. Ciò ha portato nel centro-destra leader come Sarkozy, Cameron e frau Merkel ha cercare di guadagnare nuovo terreno politico parlando dell’importanza dell’identità nazionale e prendendo forti posizioni in tema di immigrazione. Lungi dal collegare qualsivoglia responsabilità tra queste prese di posizione e gli accadimenti di Oslo, tuttavia questi ci pongono di fronte ad una riflessione che riguarda il multiculturalismo delle nostre società.

Sentimento nazionale e multiculturalismo non sono in contraddizione tra loro, ma possono convivere e stanno convivendo. Se il sentimento nazionale viene perduto non è per colpa di minoranza religiose o dell’immigrazione; per trovare i colpevoli è necessario guardare a chi di quella nazione fa parte e ha la responsabilità di, democraticamente, portare avanti il sentimento nazionale non solo come appartenenza ad un determinato Stato, ma anche cercare di estenderlo in nome delle libertà civili e dei diritti umani faticosamente conquistati, a chi ha avuto esperienze di vita lontane dai livelli di democraticità di cui ci fregiamo e di cui andiamo fieri. In tal senso bisogna necessariamente mantenere fermi i principi legislativi dello Stato “che ospita” e assicurare che siano rispettati, ma essi vanno garantiti sempre in equilibrio con i diritti e le libertà individuali, pilastro delle democrazie liberali.

È necessario trovare una mediazione tra il multiculturalismo inteso come immigrazione, come diversità e la nostra società civile, perché abbiamo costruito un futuro che si dirige sempre di più verso questa direzione. L’Europa, con le sue quattro grandi libertà, il riconoscimento dei diritti individuali e civili a livello internazionale, impongono di continuare a portare avanti questo progetto sia per ragioni nobili come le libertà individuali, sia per ragioni più schiette ma necessarie come quelle economiche.

Il multiculturalismo in definitiva non è fallito, ma deve essere aperto un dibattito su come regolarlo e, al suo interno, vanno isolate le cellule estremiste, sia quelle che vengono da fuori, che quelle interne, poiché in quanto estreme si toccano e combaciano nel fine di imporre il proprio credo con la morte e l’annullamento del singolo. Non è vero che il multiculturalismo fallendo ha lasciato vulnerabili al radicalismo, per esempio, i giovani musulmani come dice il primo ministro inglese, ma è proprio grazie al multiculturalismo che le società come l’Inghilterra sono meno vulnerabili di fronte a derive nazionaliste come quelle norvegesi. Anzi proprio per la loro tolleranza e democraticità l’Inghilterra, come, la Spagna, la Francia o la Svezia sono e sono state, bersaglio di mire terroristiche che provengono dall’esterno.

Il Premier britannico Cameron, nell’ormai famoso discorso sul fallimento del multiculturalismo, ha però perfettamente ragione quando dice che “una società passivamente tollerante rimane neutrale tra valori differenti, mentre un paese davvero liberale fa molto di più. Esso crede in certi valori e li promuove attivamente”. Proprio la promozione di questi principi e valori essenziali deve essere la base su cui rilanciare il multiculturalismo difendendo le libertà e i diritti individuali.

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2 COMMENTI

  1. Dopo la tragedia nazista della sistematica distruzione di tutti gli oppositori, la deportazione di cittadini europei, il massacro nei lager di 16 milioni di europei di 17 etnie, assistere alle nefandezze di un parlamentare europeo italiano che sottoscrive la strage in Norvegia e i legami con la destra neonazista, offende tutta l’Europa e tutti coloro che sono morti combattendo contro il nazismo. Oltre ad essere un reato e la Procura milanese si sta muovendo è un insullto alla nostra Patria, ai caduti di Porta S.Paolo, alla divisione Acqui sterminata a Cefalonia con la quasi totalità della fucilazione di coloro che finite le munizioni si sono arresi, agli eroi delle 4 giornate di Napoli fra cui Gennaro Capuozzo di 13 anni, ai martiri di S.Anna di Stazzema, Marzabotto delle Langhe e di tanti altri posti d’Italia, sono offese non perdonabili. Giancarlo Colombo Cons. nazionale del Pli

  2. Intervento equilibrato e pieno di buon senso. Tuttavia che all’interno delle nazioni europee ci sia qualche problema in corso, e profondo, non può essere negato. Personalmente vedo in questo ed in altri articoli una forte chiarezza nel campo dei diritti, ma non trovo traccia dei doveri su cui le libertà si fondano. Ricordo che i popoli che più hanno libertà e diritti radicati, sono i popoli che più pretendono in campo dei doveri.. un esempio la Svizzera, dove le libertà erano sancite dal diritto/dovere di portare armi e combattere per la propria comunità (obbligo che si trascina per 20 anni!).
    Come ristabilire un rapporto tra diritti e doveri oggi, dovrebbe essere un pensiero prioritario per i nostri governanti.. perchè diritti senza doveri daranno luogo ad una sempre maggiore resistenza profonda al multiculturalismo, che verrebbe vissuto come una concessione (fatta per debolezza) a dei potenziali “invasori”. Forse, proprio nella capacità di ottenere un equilibrio tra diritti e doveri sta la risposta alla sfida dell’immigrazione.

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