Sull’omofobia il Parlamento ha scritto una pagina che lo squalifica ulteriormente agli occhi del popolo e di fronte alla Comunità Internazionale. Per la seconda volta  nell’arco di un biennio, con un voto sulla pregiudiziale di costituzionalità, la Camera dei Deputati ha relegato l’Italia tra i Paesi più retrogradi e bacchettoni, allineandosi alla linea manichea della Chiesa. Tale voto, che trasversalmente, ha diviso sia la maggioranza, dove si è registrato qualche dissenso, che l’opposizione, al cui interno, l’UDC é stata tra i protagonisti, comporta il rifiuto di accettare che gli atti di violenza contro gli omosessuali costituiscano un’aggravante, facendo prevalere, di fatto, una linea omofonica, degna del Tribunale dell’Inquisizione.

Ancora una volta, il voto sulla pregiudiziale di costituzionalità, ha finito col violare, nella sostanza, il principio di eguaglianza, garantito dalla Costituzione. Senza un deterrente, invece, non è possibile garantire ai cittadini più deboli la parità sostanziale. Giustamente la proposta di legge bocciata prevedeva che l’aggravante si estendesse, oltre che ai gay, ai disabili ed ai minori.

Come  è avvenuto in tutto il mondo per tutte le minoranze perseguitate, la legge deve cercare di rafforzarne la tutela al fine di garantire la effettiva uguaglianza. Così è stato per gli ebrei, per i neri, per le donne.

Un uso distorto del voto sulla costituzionalità, impone una riflessione sulla opportunità di mantenere uno strumento, di cui molte volte il Parlamento ha fatto un uso politico, anziché considerarlo un delicato potere di verifica tecnica, come se si trattasse, in sede preliminare, della Corte Costituzionale e con finalità identiche a quello riservato al Capo dello Stato, in sede di promulgazione.

L’amara considerazione per chi, come noi, si é formato sulla scorta di una cultura laica e liberale, è che, dopo un ventennio, tra gli anni settanta e novanta, di progresso sul terreno dei diritti civili, siamo tornati ad una fase di supremazia clericale, che ha fatto fare passi indietro al nostro Paese.

Quel che più dispiace è che si tratta della arretratezza di una classe dirigente scelta per cooptazione, che non capisce le pulsioni e gli orientamenti reali di una cittadinanza molto più avanti, invece, e desiderosa di raggiungere nuovi traguardi di modernità e civiltà. Una classe dirigente ubriaca del potere che le deriva da un ruolo al quale non é adeguata e che, anziché valorizzare la sovranità popolare, cerca di riportare gli elettori al rango di sudditi.

2 COMMENTI

  1. C’è poco da aggiungere a quanto scrive il Segretario del Pli, salvo che il potere temporale della chiesa si esercita sempre nel modo solito, cioè di tenere sotto controllo la gente e farla sentire sudditi da manipolare. Segretario hai fatto bene a mettere i puntini sulle ì.
    Con amicizia Giancarlo Colombo Consigliere nazionale del Pli

  2. L’art.3 della Costituzione enuncia un principio liberale fondamentale, ma è spesso tirato in ballo a sproposito. Così anche in questa occasione. Infatti esso nomina sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche (stranamente solo politiche!), condizioni personali e sociali. Non accenna minimamente ai comportamenti privati, sessuali o non sessuali. Ovviamente noi liberali aggiungiamo a tale elenco le idee, opinioni e preferenze di ogni tipo, nonché tutti i comportamenti degli individui che non danneggino altri individui o la collettività. Perciò lo stato liberale ignora i comportamenti privati fra adulti, sessuali o non sessuali. L’introduzione proposta, fortunatamente respinta anche se non con le giuste motivazioni, dell’aggravante “per motivi di omofobia e transfobia” equivarrebbe a etichettare gli omosessuali, trattandoli come minoranze da tutelare. Lungi dall’introdurre nuove leggi speciali per tutelare i “diversi”, bisogna abolire quelle vigenti. Per combattere il clericalismo dobbiamo mettere al primo punto del nostro programma la cancellazione del Concordato.

Comments are closed.