“Il rumore dello strascinamento delle ciabatte firmate risuona tra le viuzze dell’isola. Lui, ex ministro ex democristiano ex senatore ex sindaco ex chi ne ha ne metta, abbronzato e dimagrito di qualche etto, con una tinta di capelli che vira al rosso andropausa, cammina lentamente.

Pensa a ‘chill’omm e nient’ che è riuscito a vincere le elezioni nella sua città. Il suo regno in briciole. Dopo i fasti della piscina a forma di mozzarella, il declino. Dopo la pletora di gente in fila indiana a chiedere favori, l’oblio. Certo stare a Bruxelles per un uomo del sud è come mandare Valeria Marini a fare il rettore de La Sapienza: due cose che non si sposano; lui ha bisogno del sole. E ora che l’unica scorta che ha è quella di ‘pommarole’ fatte in casa, mesto si aggira dove un giorno fu re.

Seduto sulle sedie dell’Hotel, elegante e distratto, vicino a una famigliola russa in completo blu pavone (tutti e due) e collane d’oro abbinate (tutti e due), Luca legge i giornali. Il vecchio ex re lo saluta e lui, si spettina il ciuffo e con l’aria “ io salverò l’Italia”, si alza in piedi e lo saluta con lo stesso calore di un calippo. Ma l’attenzione di tutti viene distolta da un vero re, anzi dall’imperatore. È entrato Giorgio, senza la sua “renault”, con il panama bianco e l’aria da vecchio signore stanco. L’isola si agita: i villeggianti in completo di lino bianco stropicciato con golfino di impalpabile casmirino sulle spalle, lo salutano riverenti, ignorando completamente tutti gli altri. Ma il pomeriggio del VIP non è finito: qualcosa che assomiglia a Valentino sfiora il pavimento. Le narici così vicine alle sopracciglia da sembrare tutt’uno. Trotterella felice vicino a uno gnocco pazzesco che credo si accompagni a lui per amore vero, con l’atteggiamento di una specie in via d’estinzione. E intanto, al momento estinto solo il buon gusto, si fa sera.”

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