E’ deprimente lo spettacolo offerto dai media sulla corruzione diffusa in modo trasversale in tutto il panorama politico italiano e largamente nella burocrazia a tutti i livelli. Appare come una decadenza morale che coinvolge tutti i più importanti partiti politici, le aziende pubbliche statali e locali, parlamentari, ministri, sottosegretari, amministratori locali, burocrati, manager od amministratori di aziende od enti a capitale pubblico, sia nazionali che dei servizi territoriali, con complicità, a volte, persino di appartenenti alla magistratura ed alla Guardia di Finanza. Una corruzione dilagante, divenuta spesso persino pratica normale.

Nel ’92-’94 bastò un decimo di quello che sta emergendo oggi per travolgere il sistema politico e delegittimare una intera classe dirigente, che si era resa colpevole di un sistema illecito di finanziamento dei partiti, finendo col colpire tutti, anche chi non era stato sfiorato da alcuna accusa. Bastò questa scoperta per procedere ad arresti e richieste di dimissioni, prontamente date, per portare un attacco concentrico, che finì col distruggere in pochi mesi tutti i partiti politici italiani. Tutti, tranne uno, per il quale si disse non essere stata raggiunta la prova certa in ordine alla persona fisica che avesse preso i soldi, sia pure nella storica sede centrale di quel soggetto politico,  che si limitò a cambiare nome e ad organizzare una gioiosa macchina da guerra, che tuttavia non seppe vincere le elezioni, convocate con sospetta sollecitudine da parte del Capo dello Stato, palesemente esondando dai propri poteri, senza neppure consentire un dibattito in Parlamento.

La rabbia degli italiani, montava ogni giorno, stregata dalla enfatizzazione delle notizie sulle prodezze dei nuovi angeli vendicatori, che compivano perquisizioni, arresti, interrogatori fiume, rogatorie, con un ritmo incalzante, pienamente sostenuti, anzi glorificati dai media più seguiti. Le campagne, avevano come protagonisti i più famosi giornalisti italiani, ispirati da due guru, quasi intoccabili, come se fossero una sorta di divinità, che erano Scalfari e Montanelli.

Oggi il copione si ripete, con gli attacchi alla Casta, la macchina del fango, titoli e linguaggi più violenti ed a volte scurrili. Questa seconda ondata ha due caratteristiche diverse: 1 – le inchieste,  per una stranissima casualità, che sembra pilotata, dopo anni di indagini, con una puntualità sconvolgente colpiscono, oggi,  qualcuno di destra, in attesa che inevitabilmente, domani, venga fuori un nuovo scandalo, che riguarda altri di sinistra. 2 – Si tratta quasi sempre di episodi di arricchimento personale, senza più la giustificazione, come allora, che le tangenti scaturissero dalla necessità dei partiti di far fronte ai costi della politica, anche in seguito ad un referendum  che si era pronunciato per l’abolizione del pur modesto finanziamento pubblico esistente. Oggi, le formazioni politiche rappresentate in Parlamento, godono di un cosiddetto rimborso elettorale, escluso per chi non raggiunge i quorum di sbarramento previsti, in termini assoluti almeno centuplicato, rispetto al finanziamento precedente, che il voto referendario aveva ritenuto eccessivo ed ingiusto.

Una stampa prezzolata e padronale – che non si fa sfiorare dal desiderio di un minimo di decenza (non dico di correttezza informativa) con titoli aggressivi e, talvolta, volgari e calunniosi – si occupa soltanto di amplificare gli scandali degli  avversari, ignorando del tutto quelli della propria parte, non riesce a far comprendere all’opinione pubblica che si tratta di un fenomeno diffuso di malcostume, che riguarda una intera classe dirigente, sia al livello politico, che burocratico e manageriale. La più grave constatazione riguarda l’assenza di un qualsivoglia freno morale, insieme alla mancanza della necessaria consapevolezza della gravissima crisi della finanza pubblica, che non è più un grado di tollerare ruberie, sprechi, favoritismi, investimenti inutili e sbagliati.

La puntualità con la quale settori della magistratura inquirente, dopo anni di penetranti indagini, le rendono pubbliche, fa  insorgere il legittimo sospetto che si tratti di giustizia ad orologeria, scagliata contro protagonisti della parte avversa, alla quale seguirà, con immediatezza cronometrica, un’altra analoga inchiesta su personaggi dell’altra. In molti sorge inevitabilmente il sospetto che si tratti non di una vera, quanto necessaria, opera di bonifica, ma di una guerra guerreggiata, tra parti politiche corrotte, senza un minimo di senso dello Stato, che tentano, spesso con la complicità del potere giudiziario oggi divenuto più che mai protagonista della politica, esclusivamente l’annientamento della parte avversa. Ovviamente tale sistema finisce col degradare e poi distruggere il valore simbolico delle Istituzioni e fa venir meno il rispetto che sarebbe loro dovuto.

Non si può fare un confronto con la fase cosiddetta di mani pulite del ’92-’94. Allora esisteva ancora la politica. I protagonisti erano gli stessi attori o gli eredi di coloro che avevano realizzato il miracolo economico, lo sviluppo sociale e civile dell’Italia, la ricostruzione, le grandi conquiste nel campo dei diritti civili, l’elevazione culturale delle masse, condotto il Paese nel club dei grandi del Mondo ed imboccato la strada del progresso e della modernità.

Di fronte all’imminente crollo del sistema politico-mediatico-pubblicitario, creato con la cosiddetta Seconda Repubblica, le preoccupazioni dei gruppi dirigenti dei partiti rappresentati in Parlamento, non riguardano la crisi economica e finanziaria, la incapacità di una crescita adeguata del PIL e di in rilancio della produzione e dell’occupazione, ma soltanto la demolizione dell’avversario per vincere le elezioni, in seguito alla perdita di credibilità dell’altro schieramento, come è avvenuto in occasione delle recenti amministrative. Ci si candida ad essere il meno peggio per prevalere e mantenere il potere di non cambiar nulla, continuando a ricattare il sistema produttivo, quel poco che è rimasto, per soddisfare la propria avidità.

D’altronde, partiti padronali, florovivaistici, calcistici, o comunque privi di forti connotazioni ideali ed identitarie, non possono ambire ad altro che alla miserabile gestione dell’emergenza, continuando, senza capire che le risorse sono finite, con la logica del precariato, dei falsi invalidi, della massiccia evasione fiscale, talvolta chiudendo un occhio persino sul riciclaggio.

Per tale ragione sono tutti terrorizzati da un referendum abrogativo della legge elettorale, che potrebbe restituire al cittadino una parte di quella sovranità, che gli è stata espropriata con la nomina dei parlamentari da parte dei capi partito.

Sarebbe un primo passo per togliere il gioco dalle mani dell’attuale oligarchia. Dopo si potrebbe metter mano alla espulsione della Casta, che non è costituita dai mille membri del Parlamento, troppi si, ma almeno ogni giorno sotto i riflettori di chi li deve giudicare. La vera Casta è il sottobosco: la miriade di consulenti, privi peraltro di ogni qualifica, ma soltanto sodali dei vari esponenti politici, i consiglieri e gli assessori delle inutili Province, gli assessori e consiglieri di quei Comuni, che potrebbero essere dimezzati nel numero, accorpando i più piccoli e più omogenei e riducendo significativamente gli assessori (al massimo cinque o sei nelle grandi città, non più di tre negli altri municipi). Inoltre andrebbero liquidate almeno nove decimi delle trentamila società pubbliche con relativi Consigli di Amministrazione e, per quelle che dovessero rimanete, limitato al massimo di tre gli amministratori, cancellando il sistema dello spoil sistem nella PA, che ha moltiplicato i costi, dequalificato la qualità dei funzionari pubblici, nonché aumentato clientelismo e corruzione. Inoltre, va subito avviato un consistente programma di privatizzazioni e liberalizzazioni del patrimonio immobiliare e mobiliare dello Stato e degli Enti Territoriali, per ridurre il debito pubblico e liberare capitali per investimenti ed infrastrutture, in modo da sostenere la ripresa economica ed occupazionale.

Il primo difficile passo da compiere è quello di cacciare i mercanti dal Tempio.

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1 COMMENTO

  1. Sottoscrivo, dalla prima all’ultima parola. Per cacciare i mercanti dal tempio, occorre una nuova legge elettorale, immediatamente seguita da elezioni anticipate; se il Parlamento lavorasse in tal senso anche ad agosto, si potrebbe votare anche a novembre, come saggiamente si appresta a fare la Spagna.

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