C’è una silenziosa rivoluzione energetica in atto oggi in Italia, che non si vede al telegiornale e non si legge sui quotidiani. Non esiste una graduatoria ufficiale, non ci sono grandi premi o favolosi incentivi in palio, a parte il risparmio che riescono ad ottenere, che spesso non è poco.

Ciò che esiste è invece un intero mondo di movimenti ed associazioni di Comuni che lavorano, al di fuori della luce dei riflettori, per implementare le migliori innovazioni in ambito energetico ed ambientale e permettere ai propri cittadini di usufruirne, per raggiungere con sforzo comune l’indipendenza energetica, una mobilità sostenibile o una capacità di riciclo degna dei migliori sistemi al mondo.

“E’ al territorio che bisogna guardare per capire il nuovo scenario energetico delle fonti rinnovabili” asserisce Legambiente nel suo dossier annuale sui Comuni sostenibili, sfogliando il quale si capisce che il concetto di sostenibilità negli ultimi anni ha affondato le radici nella cultura gestionale di tanti Comuni italiani, molto più di quanto non abbia fatto a livello macroscopico o legislativo.

Succede così di scoprire che nel quartiere Bagnoli, proprio nella periferia della capitale della questione rifiuti, Napoli, si segna un livello di raccolta differenziata del 95,1% nel mese di aprile 2011, cifra da record mondiale.

A Lodi, grazie all’illuminazione a base di lampade di ultima generazione ed alta efficienza, si risparmia quasi il 50% del consumo di energia elettrica, a Corchiano (VT) si ricicla quasi l’80% dei rifiuti, si raccoglie l’olio da cucina per farne biodiesel per i veicoli comunali e si distribuisce detersivo alla spina.

Sono 296 i Comuni che utilizzano impianti a biomasse “vere” (non come chi coltiva mais e lo brucia insieme a qualche scarto per ricevere incentivi) che riescono a soddisfare in larga parte il fabbisogno di riscaldamento ed acqua calda, permettendo risparmi in bolletta tra il 30 e il 40%, mentre sono 221 i Comuni che in quanto ad elettricità sono completamente autosufficienti e 20 tra loro hanno raggiunto questo traguardo con energia al 100% da fonti rinnovabili.

Dai 365 Comuni con un qualche tipo di impianto da fonti rinnovabili nel 2006 si è passati a 6993 nel 2010 e 7661 nel 2011, il 94% di tutti i Comuni italiani. Ognuno con le sue strategie specifiche adatte al territorio in cui si trovano, ognuno attento ad ottenere la massima efficienza possibile dalle risorse a disposizione.

Come il piccolo comune di Torre San Giorgio, in provincia di Cuneo, che a fronte di una media nazionale di 0,033 mq di impianti solare termico per abitante mette al servizio dei cittadini ben 2,14 mq/abitante, superando di gran lunga la media di 0,264 mq/abitante raccomandata dall’Unione Europea, insieme ad altri 55 Comuni sparsi sul territorio nazionale.

Peccato che l’eco di queste notizie si perda nei media italiani, che dedicano servizi ed articoli a questa importante realtà solo quando viene messa nella copertina del New York Times, che il 29 settembre 2010 l’ha dedicata a Tocco da Casauria, un paesino del Pescarese resosi autosufficiente grazie all’eolico.

Non è una questione di fanatismi ambientali o mode passeggere, è una questione economica. Di risparmio. E in Italia abbiamo disperatamente bisogno di promuovere e lodare queste iniziative “silenziose” che danno l’esempio, a volte, anche a Paesi ben più avanzati di noi.

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