Dal 6 aprile, alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano, è stata allestita una mostra dal titolo “Fernanda Pivano. Viaggi, cose, persone”, per celebrare la grande scrittrice, traduttrice e giornalista italiana, a quasi due anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 18 agosto 2009. L’esposizione, ideata da Michele Concina e curata da Ida Castiglioni con Francesca Carabelli e con la consulenza di Enrico Rotelli, che fu assistente della Pivano, presenta oltre ai documenti, le foto e i testi autografi, un’ampia selezione di gioielli etnici e contemporanei: i primi vennero raccolti e acquistati dalla scrittrice durante i viaggi in giro per il mondo, i secondi vennero realizzati apposta per lei dai più importanti artisti e creativi del tempo, tra i quali il marito Ettore Sottsass, in onore della sua accesa passione per i gioielli. A questi sono poi accostate alcune originali creazioni pop dello stilista spagnolo Paco Rabanne, realizzate tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60, e acquistate dalla Pivano a Parigi, rimasta affascinata dalle caleidoscopiche variazioni di colori e forme ricavate dalla plastica. Un ulteriore sezione della mostra è dedicata alle svariate opere di bijoutteria in metalli non preziosi e pietre dure, realizzate per lo più dai laboratori milanesi, da cui si evince tutto lo sviluppo della ricerca formale della Milano degli anni ’60 e ’70. La passione quindi per i gioielli, nata dal suo peregrinare senza tregua dagli Stati Uniti al Giappone, dall’Africa del Nord a Cuba, unita all’insaziabile curiosità di una donna, complessa e forte, che ha segnato con la sua opera la letteratura del Novecento. Una carriera, la sua iniziata nel 1943, quando per Einaudi pubblicò la prima traduzione italiana di “Spoon River Anthology” sotto la guida di Cesare Pavese e quella di “Addio alle armi”, libro all’epoca proibito dal regime e per il quale finì in carcere. Riuscita in seguito ad andare negli U.S.A, conobbe di persona quei grandi autori che le avevano fatto crescere la passione per la libertà e che lei stessa rese classici: i vari Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Gregory Corso e più tardi i celebri Henry Miller, Charles Bukowsky ed Erica Jong. Determinata e innamorata del proprio lavoro, la grande “Nanda” rappresentò con la sua opera la forza e l’energia della conoscenza e del sapere, portando l’America letterata in Italia e contribuendo significativamente alla sprovincializzazione del Belpaese.

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