Quasi vent’anni fa moriva il grande Walter Chiari, nato nel 1924 – anno che fu anche di Marcello Mastroianni – in quel di Verona, da una famiglia di origini pugliesi, ed ecco che, per celebrare il ventennale della sua morte, esce, curato da Michele Sancisi, un ampio volume monografico dal titolo “Walter Chiari. Un animale da palcoscenico”.

Grande appassionato di pugilato, oltre che pugile dilettante, provetto giocatore di tennis, nuotatore a livello agonistico e perfino campione lombardo nel gioco delle bocce, Chiari, prima di esordire al cinema con Vanità (1946) di Giorgio Pàstina, nel quale venne simpaticamente doppiato da Alberto Sordi, si dilettò, il più delle volte finendo per essere cacciato, in varie occupazioni. Dapprima fece il magazziniere all’Isotta Fraschini a Milano, sua città adottiva, e, successivamente, tentò di lavorare come radiotecnico in un ditta dalla quale venne spedito a casa nel giro di poco tempo per la sua goffaggine. Poco dopo provò a lavorare in banca, ma fu anche lì licenziato per la sua “debordante intraprendenza”. Venne infatti scoperto da un superiore mentre imitava a gran voce Adolf Hitler durante l’orario di lavoro. Tuttavia fu proprio questo episodio, assieme alla consacrazione del 1944 al Teatro Olimpia, ad avvicinarlo in maniera quasi definitiva al mondo del teatro e del varietà, come affermato da lui stesso nel documentario Un altro italiano curato da Tatti Sanguineti.

Inizia così la sua lunghissima e florida carriera, divisa tra teatro, cinema e televisione, sempre al centro dell’attenzione, specialmente per la sua fama di coureur de femmes. Chiari, e non più Annicchiarico, suo vero cognome, occupava spesso e volentieri i rotocalchi e gli scatti dei paparazzi, con i quali più di qualche volta aveva degli scontri. Le italiane Elsa Martinelli, Delia Scala, Lucia Bosé, Maria Gabriella di Savoia, Mina ma anche la statunitense Ava Gardner per confermare il suo carattere di rubacuori senza limiti. Ecco perché, talvolta, lo si ricorda meno come protagonista indiscusso di storici show quali Studio Uno e Canzonissima, o di film come gli indimenticabili La rimpatriata (1963) di Damiano Damiani e Il giovedì (1963) di Dino Risi, o ancora di splendide performance teatrali di fronte ad un pubblico in visibilio. Non era un mostro sacro alla Sordi o alla Gassman, ma la sua eccezionale poliedricità unita a un costante ed intelligente umorismo fa di Walter Chiari un unicum di cui oggi abbiamo tanto nostalgia.

CONDIVIDI