[Riceviamo e pubblichiamo questo intervento del Sen. Enrico Musso – Vicesegretario del PLI – scritto con Sara Tagliente su un eclatante caso di limitazione alla libertà d’impresa e insieme di evidente ostruzionismo alle liberalizzazioni. M.S.]

Quando un liberale dovrebbe indignarsi? Ogni volta che si riducono le possibilità di essere “liberi”. Si dirà: in questo caso ogni cittadino dovrebbe indignarsi, ed è vero. Ma il liberale dovrebbe indignarsi di più quando gli esperimenti di liberalizzazione falliscono per l’ostruzionismo del soggetto pubblico, e dei titolari di rendite corporative e illiberali formatesi nel tempo.

Il caso Arenaways è un esempio molto triste. Sostiene Tremonti che quando il nuovo art. 41 della Costituzione menzionerà in modo esplicito la libertà d’impresa tutte le liberalizzazioni saranno possibili. Sarà. Ma intanto un’azienda privata che assume su di sé il rischio d’impresa nei trasporti ferroviari fallisce perché l’impresa esistente (Ferrovie dello Stato con le controllate RFI e Trenitalia) rimane titolare del monopolio di fatto grazie alla connivenza (o impotenza?) dei politici. La storia è nota: Arenaways era un’azienda giovane (in ogni senso: giovani anche i dipendenti, in prevalenza donne) fondata da un imprenditore, Giuseppe Arena innamorato dei treni, che vuole realizzare un sogno: offrire un servizio ferroviario passeggeri di alta qualità e attento al cliente. I suoi treni multicolore – studiati senza barriere architettoniche per i passeggeri diversamente abili (e con i capotreni formati alla conoscenza della lingua dei segni) preparano il debutto sulla Torino-Milano con treni per i pendolari. Il debutto, fissato per lo scorso Settembre, tarda di ben tre mesi perché l’Ufficio di regolazione del traffico ferroviario (il “regolatore” che non è indipendente, come è invece richiesto dalle norme europee, perché è un ufficio del Ministero che possiede anche FFSS, RFI e Trenitalia) stabilisce che il servizio sia effettuato senza fermate intermedie. L’azienda di stato, Trenitalia, ha infatti in mano contratti di servizio con le Regioni che escludono concorrenti privati, e può quindi risolvere il contratto con la Regione Piemonte e ridurre il servizio. Si impone ai treni Arenaways di viaggiare senza fermate intermedie, quindi senza pendolari, e si relegano in orari impossibili. I treni restano vuoti o quasi. Arena fa ricorso all’antitrust, sperando che da quelle parti qualcuno si svegli dal sonno. Ma la sentenza è attesa per il prossimo autunno, e intanto Arenaways incontra pesanti perdite. Con i “Treni del Mare” si replica: il collegamento fra Piemonte e Toscana passando per la Liguria e le Cinque Terre. Le Ferrovie impongono alla Liguria che Arenaways transiti a Genova con le porte chiuse, per non danneggiare Trenitalia. Moretti, capo delle ferrovie pubbliche, di nomina politica, transitato attraverso molti governi e assai più potente del ministro dei trasporti di turno, minaccia il ritiro della Carta TuttoTreno che permette ai pendolari liguri un risparmio del 70% grazie al finanziamento dalla Regione (quindi dei contribuenti) per compensare i continui disagi dei pendolari, esasperati per ritardi e pessime condizioni dei treni Trenitalia. Insomma: le Regioni sotto il tallone di un contratto capestro studiato per non avere mai il problema della concorrenza. A rimetterci sono i cittadini. Il sindaco di Genova Vincenzi tace, per una volta: proprio quella in cui avrebbe fatto meglio a far sentire la sua voce.

Come molti altri settori, il trasporto ferroviario è liberalizzato solo in teoria. Nulla in questa storia parla di concorrenza. I finanziatori di Arenaways sfiduciano Giuseppe Arena, i libri sono portati in tribunale, è nominato un curatore. “Questa è la mia battaglia”, afferma Giuseppe Arena. Ma dovrebbe essere la battaglia di tutti i liberali, e di tutti i cittadini. Lo strapotere – anche molto arrogante – di Trenitalia e delle aziende monopoliste ha responsabilità soprattutto politiche. A quando misure concrete per le liberalizzazioni? Si continuerà a raccontare che sono state realizzate? La “rivoluzione copernicana” che dovrebbe mettere al centro il cittadino-utente, e intorno a esso una concreta sfera di servizi pubblici e privati che consentano libera scelta e qualità, in regime di libero mercato, può essere solo una proposta politica. Ma una proposta concreta, non uno slogan per intercettare voti.

Sarebbe stato bello vedere Arenaways all’opera in un mercato realmente libero, ad armi pari con Trenitalia. Invece, al danno si aggiunge la beffa: di fronte alle rappresaglie minacciate, gli stessi cittadini (illuminanti alcune dichiarazioni dei pendolari) hanno paura di veder ulteriormente peggiorare il servizio pubblico. Sarà lunga la via italiana alla libertà nella concorrenza, e all’affermazione del merito: che si tratti di giovani che cercano lavoro e di aziende che entrano su un nuovo mercato. Chi c’era prima rivendica il “diritto” di mantenere la propria posizione a prescindere dai risultati. I cittadini si adattano. Efficienza, qualità, impegno, valore non contano, sostituiti da vetustà e immobilismo fossero valori. Non è forse il riflesso di quell’Italia che non scommette sui giovani, e per la quale il ricambio generazionale non esiste? Dove il merito è parola abusata e mai concretata? Questi sono esempi sui quali non solo i liberali dovrebbero riflettere, e poi agire. Perché queste battaglie non hanno un colore politico né si nutrono di idee preconcette. Proprio come i liberali.

6 COMMENTI

  1. caro Senatore Musso, caro Enrico l’utilità di rivoluzioneliberale è evidente nel mettere a disposizione di tutti non solo di noi liberali quanto serve per migliorare il nostro Paese.
    Grazie ancora Giancarlo Colombo cons naz Pli

  2. Caro Enrico,
    sottoscrivo tutto. Si tratta di un caso emblematico di come le “liberalizzazioni” siano sulla bocca di tutti ma nella pratica di nessuno.
    La battaglia di Giuseppe Arena è quella di tutti i veri liberali, e quindi del PLI, e non dei tanti sedicenti liberali che lo sono soltanto a chiacchiere.
    Da anni vado ripetendo, per lo più inascoltato, che a sinistra sono liberali sino a che ci riescono, ed a destra lo sono sino a che conviene.

  3. Storie ordinarie dall’Italia.. e poi ci si stupisce del declino. Tra l’altro in Italia si sono contrabbandate privatizzazioni per liberalizzazioni, e quindi quando si parla di liberalizzazioni la gente pensa ad autostrade e municipalizzate, ovvero ai monopoli privati. Fatto questo che ovviamente non si è tradotto in vantaggi per il consumatore. E oggi così non c’è neppure un clima sociale favorevole alle liberalizzazioni..

  4. Finche non verrà cacciato via quel Moretti che fa solo danni alle nostre Ferrovie, purtroppo assisteremo a queste penose situazioni. Bravo Musso e..forza Arena!!!

  5. Caro Musso, sono perfettamente d’accordo con Lei per quanto scritto. Siamo in una situazione del tutto simile a quando, nel 1995, la nascente Airone venne osteggiata dall’Alitalia. I primi mesi furono terribili, poi Airone la spuntò. Il resto è storia. Ma quello che sta succedendo nei confronti dell’Arenaways non è solo abominevole ostruzionismo di tipo bolscevico-sovietico da parte di FS , ma vera e propria MAFIA. E ciò che ancora è più vergognoso è il fatto che chi governa si sciacqua la bocca con parole tipo liberalizzazione, libertà d’impresa etc., credendo che la maggioranza degli italiani siano così imbecilli da credergli ancora. Allora è lecito e legittimo pensare: quali interessi incoffessabili e torbidi si nascondono dietro il monopolio FS?

  6. Sarebbe veramente un grande atto libertà poter spazzare via Moretti e tutta la banda di politici conniventi che lo sostengono.
    Il caso Arenaways dimostra ancora una volta la bassezza del potere politico e quanto personaggi dsello stampo di Moretti siano dannosi alla collettività.
    Moretti sta distruggendo il sistema ferroviario, mentre noi tutti stiamo a guardare impotenti!

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