“Mia madre legge tranquilla il giornale all’ombra del melograno. È silenziosa e attenta; all’improvviso i suoi occhietti azzurri si spalancano. Agitando la testolina ben pettinata e la manina portatrice sana di carati sentenzia: ‘ma dove andremo a finire!’ Sento questa frase molto spesso e una volta, ingenua, ho cercato di spiegarle che ormai tendiamo al peggio, che non si possono fucilare i traditori e che le donne di servizio si chiamano colf e non ‘quella’. Ma è stato inutile. Mi avvicino per capire cosa ha urtato la sua sensibilità e leggo del rocker Vasco Rossi che fa dichiarazioni varie.

‘Questo straccione’ sbotta lei. Ora l’indignazione è espressa da lampi di luce nell’azzurro sempre più chiaro di quei crudeli occhietti. ‘Ai miei tempi uno così al massimo avrebbe cantato alla mietitura’. Le sue labbra assumono un espressione di disgusto.

‘Mamma, ma è una star, le sue canzoni sono bellissime’: dopo questa frase io sono stata declassata di almeno dieci punti. Sento all’improvviso un suono di trombe; dal castello esce il drappello con in testa il principe che parte per le Crociate. Prima però dimostrando grande cuore, assiste all’impiccagione di uno stornellatore, tale Vascus Rossis che è stato punito per aver fatto vita spericolata.

Lei, la principessa dagli occhi di ghiaccio, in piedi davanti al palco, non degna di uno sguardo il malcapitato. Il boia la guarda e lei, con un gesto naturale, quasi ogni giorno lo facesse, abbassa la manina e dà il via.

Lo stornellatore subisce la punizione, il principe saluta la principessa e al grido Gerusalemme Gerusalemme, parte verso il suo destino.

Lui penzola. Lei sorride. Lui conquista.

Mi riprendo e la guardo: si è rasserenata e si è messa a leggere un articolo di economia. Mi eclisso silenziosamente e vado a bere del whisky al Roxy Bar, ne sento il bisogno.”

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